HIV: studio Italia-Usa vicino alla cura dell'Aids

AIDS cura ISS

Aids: si può guarire. Questo l’annuncio di un insieme di laboratori italo americani coordinati dal nostro Istituto Superiore di Sanità, dove un gruppo di ricerca guidato da Andrea Savarino ha sperimentato, per ora sui macachi, un nuovo cocktail di farmaci in grado di indurre la remissione della patologia. Un risultato mai ottenuto prima.

Le molecole utilizzate dagli studiosi, in particolare, sono l’auranofin, un composto a base di sali di oro, già noto, e, per la prima volta, la butionina sulfossimina (Bso), un agente chemiosensibilizzante. Questi composti hanno reso possibile la sospensione della terapia con guarigione definitiva, oggi impossibile.

Attualmente infatti i pazienti sono costretti ad assumere diversi medicinali antiretrovirali, ovvero delle molecole in grado di impedire la replicazione di Hiv, che però resta dell’organismo e si riattiva se il trattamento viene sospeso. Questo comporta diverse problematiche dovute alla continua dipendenza dai farmaci, con tutte le controindicazioni del caso.

Questo lavoro, del quale già si era data notizia in passato ma di cui non si aveva ancora una conferma definitiva, costituisce dunque un passo avanti senza precedenti. “Risulta evidenteha dichiarato Iart Luca Shytaj, collaboratore di Savarino e primo autore dell’articolo - come una branca specifica del sistema immunitario venga stimolata dall’aggiunta di Bso al cocktail di farmaci e possa eventualmente mimare un’autovaccinazione contro il virus.

Pochissimi i casi di guarigione totale nel passato, e spesso legati ad altri interventi, a volte invasivi, come nel caso del paziente di Berlino, malato di leucemia, oltre che di Aids, da più di un decennio. Sottoposto ad un trapianto di midollo con cellule staminali mutate, Timothy Ray Brown (questo il suo vero nome), anche attualmente non solo non mostra segni di Aids, ma può vantare totale assenza di Hiv nel sangue.

La notizia, pur costituendo all’epoca un unicum, ha aperto le strada all’idea che la grave patologia non doveva più considerarsi inguaribile. E sembra che questo nuovo studio ce ne stia dando una conferma.

La ricerca non è passata ancora ai nostri simili, quindi i risultati sono da considerarsi preliminari. Tuttavia le speranze sono ottime. “Monitorando i macachi – ha spiegato infatti Savarino – ben presto abbiamo potuto constatare che le nuove cellule immuni respingevano con forza il virus, riportando così le scimmie in perfetta salute.

Il lavoro, pubblicato su Retrovirology, proseguirà con la sperimentazione sull’uomo, che dovrebbe iniziare nei primi mesi del 2014.

Roberta De Carolis

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