Alghe contro il cancro: potenti come un farmaco in commercio, ma più economiche

Alghe antitumorali

Dalle alghe si può estrarre un potente antitumorale attualmente in commercio ma estremamente costoso. La molecola così ottenuta avrebbe quindi gli stessi effetti del medicinale ma a costi sensibilmente ridotti, e quindi il trattamento potrebbe diventare complessivamente più economico. La notizia arriva dai ricercatori dell'Università della California a San Diego (Usa) guidati da Stephen Mayfield.

L'alga, la Reinhardtii Chlamydomonas, contiene infatti lo stesso principio attivo che oggi si estrae dalle cellule di mammifero con maggiori difficoltà di reperimento e quindi con una resa inferiore e a costi più alti. "Poiché siamo in grado di ottenere lo stesso farmaco dalle alghe, abbiamo la possibilità di far scendere il prezzo in modo drastico" ha spiegato Mayfield.

In particolare gli scienziati hanno modificato geneticamente le alghe in modo da far loro produrre un complesso tridimensionale di proteine a due domini (ovvero due zone attive), uno dei quali contenente un anticorpo anti cancro che lega fortemente la cellula tumorale, e l'altro una tossina che la uccide. Tali aggregati sono attualmente creati dalle aziende farmaceutiche mediante un lungo processo articolato in due fasi, la prima per lo sviluppo del dominio dell'anticorpo, che viene poi purificato, l'altro per l'attacco chimico della tossina fuori dalla cellula, in seguito al quale la proteina finale viene nuovamente purificata.

La scoperta è il risultato di sette anni di lavoro volti a dimostrare che questa alga verde, ampiamente utilizzata nei laboratori di biologia come modello genetico, è in grado di produrre una vasta gamma di proteine umane terapeutiche, in maggiore quantità e in modo più economico rispetto ai batteri o alle cellule di mammifero. E costi più bassi non significa solo risparmio, ma anche maggiore possibilità di produzione su larga scala, ampia accessibilità e quindi una speranza in più per i pazienti.

Il progetto di ricerca è stato sostenuto dalle concessioni dal National Science Foundation e la Fondazione Famiglia Skaggs, e il lavoro è stato pubblicato su The Proceedings of National Academy of Sciences.

Roberta De Carolis

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