Dall'urina si producono i neuroni

neuroni pipi

Le cellule contenute nell'urina potrebbero diventare neuroni. Dalla pipì alle cellule cerebrali la strada sembrava tanta, ma così non è stato per i ricercatori della Chinese Academy of Sciences, guidati da Duanqing Pei, che sono riusciti a creare un metodo per utilizzare le normali cellule presenti nelle urine in cellule neurali progenitrici, ossia nei precursori delle cellule cerebrali.

La tecnica, descritta su Nature, non coinvolge però le cellule staminali embrionali. Queste infatti se trapiantate, possono aumentare il rischio di tumori. Invece, il metodo che utilizza cellule normali presenti nelle urine non ha queste conseguenze. Inoltre, queste cellule precursori potrebbe aiutare i ricercatori a produrre le cellule su misura per i pazienti in modo più rapido rispetto ai metodi attuali.

Il team di biologi guidato da Pei aveva già dimostrato che le cellule renali epiteliali delle urine potevano essere riprogrammate in cellule staminali. Tuttavia, in questo studio il team ha usato i retrovirus per riprogrammare le cellule, alterandone la composizione genetica. Essi hanno dunque riprogrammato le cellule renali raccolte dai campioni di urina in cellule progenitrici neurali, le cellule cerebrali immature che possono svilupparsi in diversi tipi di cellule gliali e perfino nei neuroni.

Nel corso dei loro esperimenti, gli scienziati hanno prodotto colonie di cellule riprogrammate molto simili alle cellule staminali pluripotenti. Per farlo sono bastati solo 12 giorni, circa la metà del tempo normalmente necessario per la produzione di cellule di questo tipo. Infine, hanno scoperto che queste cellule riprogrammate avevano continuato a formare neuroni funzionali in laboratorio. Quando il team ha ripetuto l'esperimento e ha trapiantato le cellule nel cervello di un ratto appena nato, esse non davano origine tumori.

Uno dei principali vantaggi, secondo Marc Lalande, genetista della University of Connecticut Health Center a Farmington, è che l'urina può essere raccolta da quasi tutti i pazienti e abbondantemente. Uno dei rifiuti prodotti dall'uomo potrebbe dunque trasformarsi in materia prima per curare alcune malattie neurodegenerative come il Parkinson e l'Alzheimer.

Francesca Mancuso

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