Muscoli paralizzati nel sonno: ecco perché

sonno muscoli

È la fastidiosa sensazione che si prova durante il sonno. I muscoli intorpiditi non rispondono più ai nostri ordini. Gli arti sono completamente paralizzati da un formicolio. Dura pochi minuti, quanto basta affinché la circolazione del sangue si riattivi. C'è una spiegazione a tutto ciò?

Alla base di tutto pare ci siano due sistemi chimici del cervello che lavorano in cooperazione portando ad una semiparalisi dei muscoli scheletrici durante il sonno, in particolare nella fase REM (Rapid Eyes Movement), ossia quella fase del sonno profondo nella quale si sogna e gli occhi compiono dei rapidi movimenti scomposti. A sostenerlo è una recente ricerca pubblicata dalla rivista scientifica Journal of Neuroscience. E questi nuovi risultati potranno meglio aiutare gli scienziati nel capire e, soprattutto, trattare i disordini del sonno come la narcolessia e i disturbi del sonno REM.

In pratica, durante questa fase di sonno profondo, mentre gli occhi si muovono continuamente, il movimento dei muscoli è pressoché interrotto. Esperimenti condotti dai neuroscienziati Patricia L. Brooks dell'Università di Toronto e John. H. Peever hanno scoperto che l'acido gamma-aminobutirrico dei neurotrasmettitori (GABA) e la glicina sono le cause della paralisi muscolare. Negli esperimenti condotti sui ratti, la glicina era un vero e proprio inibitore dei motoneuroni.

"I risultati dello studio sono pertinenti per chiunque abbia mai osservato lo scatto di un animale domestico mentre dorme o magari del calcio involontario del proprio partner nel letto o, infine, abbia mai incontrato qualcuno affetto da narcolessia", spiega Dennis J. McGinty, neuroscienziato comportamentale e ricercatore presso la California University di Los Angeles. "Identificando i neurotrasmettitori ed i ricevitori in questione nella paralisi durante il sonno, questo studio ci indica gli obiettivi molecolari possibili nelle fasi di trattamento dello sviluppo dei disordini dei movimenti del sonno che, spesso, possono rivelarsi debilitanti", conclude McGinty.

Durante gli esperimenti, sono stati osservati i movimenti facciali responsabili della masticazione dei ratti nel sonno. I motoneuroni del trigeminale comunicavano con il cervello. E, proprio nel momento in cui venivano bloccati questi ricevitori, si verificava la paralisi muscolare della fase REM. Per evitare che ciò accadesse, si è dovuto procedere dunque a bloccare tali ricevitori.

Lo studio potrebbe aiutare, in futuro, a trattare le malattie neurodegenerative, quali il Parkinson. Come afferma Peever, l'autore dello studio, "capire il meccanismo di questo disturbo del sonno e del ruolo di questi prodotti chimici è particolarmente interessante perché circa l'80percento delle persone nelle quali si verifica potrebbe sviluppare il morbo di Parkinson. Il disturbo del comportamento del sonno REM potrebbe essere un indicatore di tali malattie e la sua individuazione potrebbe contribuire ad impedire o persino bloccare il suo sviluppo".

Federica Vitale

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