Parkinson: una telefonata per fare la diagnosi

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Morbo di Parkinson, un nuovo algoritmo che usa la voce aiuterebbe nella diagnosi della malattia. Lo studio, effettuato dal matematico Max Little, ha permesso la creazione di un metodo non invasivo ed economico per diagnosticare la patologia.

La voce registrata del paziente viene processata attraverso appositi algoritmi informatici che la analizzano. Il sistema è stato presentato in occasione della Ted Conference in corso ad Edimburgo.

I disturbi neurologici e il Parkinson in primis limitano lentamente la capacità di muoversi. Le persone colpite da questa malattia sono oltre 6 milioni in tutto il mondo, ma ancora oggi una cura non esiste. Purtroppo, non ci sono neanche dei marcatori e nemmeno le analisi del sangue possono aiutare a capire i primi sintomi. Gli attuali test sui sintomi oggettivi per il Parkinson sono costosi in termini di tempo, e logisticamente difficili da realizzare. Ma c'è un fatto oggettivo che si può tenere in considerazione, il mutamento della voce.

Max Little ha pensato così di utilizzarla attraverso un'apposita tecnologia per individuare in essa i sintomi del Parkinson. Ciò potrebbe consentire alcune innovazioni radicali, non solo perché la registrazione della voce potrebbe fornire risultati tanto accurati quanto quelli dei test clinici, ma anche perché tali test possono essere somministrati a distanza. Inoltre, sono molto veloci (ci vogliono meno di 30 secondi), e a basso costo.

Little adesso sta cercando dei volontari per ingrandire la banca dati delle voci e inserire nuovi dati nel database e rendere il sistema ancora più affidabile. L’obiettivo è la registrazione di 10mila voci in 10 paesi del mondo, in modo da offrire la tecnologia ai medici al massimo entro due anni. Per informazioni visitare il sito www.parkinsonsvoice.org, che fornisce anche i numeri da chiamare per fornire la propria voce.

Francesca Mancuso

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