Cervello: ecco come processa le parole attraverso l’ascolto

cervello suono

Vi siete mai domandati come il nostro cervello possa decodificare il linguaggio una volta che i suoni vengono percepiti dal sistema uditivo? Si tratta di un procedimento piuttosto complesso, una specie di intercettazione neuronale con cui i diversi suoni acquistano la forma del linguaggio e si trasformano per noi in significati precisi.

Un gruppo di ricercatori provenienti da diversi centri universitari (Università della California, Università di Maryland, e John Hopkins University) ha pubblicato pochi giorni fa uno studio in proposito su PloS Biology che potrebbe non solo spiegare questo procedimento, ma anche contribuire alla ricerca di soluzioni per tutti quei pazienti che non sono in grado di comunicare attraverso il linguaggio.

Il team ha effettuato una serie di esperimenti su circa 15 volontari con normali capacità linguistiche ma soggetti a trattamenti speciali per l’epilessia o tumore al cervello. Ai volontari, come spiega Scientific American, è stato chiesto di ascoltare alcuni vocaboli isolati (realmente esistenti o del tutto privi di significato), nonché intere frasi di senso compiuto.

Nel frattempo, i ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale del campione durante tutto l’esperimento, e poiché tale attività era già sottoposta a controllo neurologico per altre ragioni mediche, hanno potuto confrontare i risultati delle scansioni.

Attraverso una serie di test, il team di ricerca è riuscito a decifrare correttamente i suoni prodotti dalle onde elettriche del cervello, trasformandoli così in parole.

Se la notizia non vi risulta del tutto nuova, è perché non conoscete il resto: con l’aiuto di un modello sviluppato al computer, i ricercatori hanno poi associato le onde neurali alle parole ascoltate, per poi effettuare una specie di controprova: ai pazienti è infatti stato chiesto stavolta di scegliere autonomamente una parola, e al software di decodificarla. Con ottimi risultati.

Lo studio potrebbe ora implementare i sistemi di riconoscimento del linguaggio e potrebbe, soprattutto, risultare utile in campo medico per quei pazienti in coma o con difficoltà linguistiche.

Annalisa Di Branco

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