Cellule staminali: possono riparare il cuore

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Hanno prelevato cellule staminali da pazienti affetti da scompenso cardiaco, le hanno impianate nei pazienti stessi, ottenendo la riparazione del tessuto infartuato. Una tecnica mai sperimentata prima e perfettamente riuscita. La notizia arriva dagli Stati Uniti, ma porta firme italiane: il gruppo di ricerca infatti lavora presso l’Università di Louisville (Kentucky) e l’Harvard Medical School (Boston), ma è guidato dagli italiani Roberto Bolli e Pietro Anversa.

In generale le patologie cardio-vascolari sono la prima causa di morte nei paesi occidentali. Tra queste, l’insufficienza cardiaca è una delle più comuni e debilitanti, spesso letale, la cui causa più frequente è l’infarto, ovvero l’interruzione della fornitura di sangue ad una parte del cuore, che ne provoca la morte di alcune cellule. Per questo spesso i cuori che l’hanno subito riescono a pompare una quantità minore di sangue.

Lo studio è stato condotto su 23 volontari operati per inserire un bypass. Durante l’intervento è stato prelevato loro un campione di tessuto cardiaco dal quale i medici hanno ricavato circa due milioni di cellule per ogni paziente. Dopo 100 giorni dall’intervento (il tempo sufficiente per far crescere le cellule e ottenerne il numero adatto) queste sono state nuovamente iniettate nel corpo dei volontari, ottenendo risultati ben al di là delle aspettative degli sperimentatori, i quali prevedevano un miglioramento dello scompenso intorno al 4 per cento, che invece è risultato tre volte superiore (12 per cento).

Accanto alla ricostruzione del tessuto danneggiato, si è anche dimostrato un sensibile incremento nella capacità di pompare il sangue, ridotta a causa dell’infarto. Infatti, dopo 4 mesi dal trattamento tutti i pazienti miglioravano dell’8.5 per cento e del 12 altri 8 mesi dopo, con una riduzione complessiva della zona infartuata pari a 9.8 grammi (analisi effettuata tramite risonanza magnetica). Secondo gli autori i risultati ottenuti suggeriscono che questo approccio potrebbe ridurre l’entità dell’infarto in pazienti con scompenso cardiaco dovuto a questo grave evento patologico.

La ricerca, oltre a dare speranza a moltissimi pazienti con qualità della vita inficiata da un precedente infarto, dimostra inequivocabilmente la falsità del dogma secondo cui il tessuto infartuato non può più essere ricostruito. E pertanto apre potenzialmente la strada anche ad altre vie per l’ottenimento di analoghi e migliori risultati.

Lo studio, battezzato Scipio (Cellule Staminali Cardiache in Pazienti con Cardiomiopatia Ischemica), è stato pubblicato su Lancet, e tutti i risultati sono stati contemporaneamente presentati al meeting dell’American Hearth Association recentemente tenutosi a Orlando (Florida, Usa).

Roberta De Carolis

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