Farmaci biotech: il futuro dei medicinali è al risparmio

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Sono efficaci tanto quanto i farmaci originari, e la loro sicurezza e la qualità sono garantite da vari studi clinici, a cui vengono sottoposti. Sono i farmaci biotecnologici biosimilari, il cui utilizzo, secondo le cifre diffuse da Teva Italia, promette un risparmio del 30% rispetto ai farmaci biotencologici.

Ma qual è la differenza? Le medicine biosimilari sono farmaci in realtà simili al medicinale bioteconologico già in commercio e a cui è già scaduto il brevetto che può durare fino a 25 anni. Il principio attivo del biosimilare è simile ma non uguale alla molecola di riferimento.

Quindi, un farmaco generico biosimilare non è l’esatta copia del biotech originale. La differenza sta nel fatto che per sintetizzare un farmaco biotech, per la complessità del sistema cellula che ne è alla base, ogni minima variazione rispetto a un protocollo già validato, in una qualsiasi delle sue fasi potrebbe apportare delle modifiche al prodotto finale.

Dopo i farmaci generici, i biosimilari sono arrivati per primi in Europa e anche in Italia. Fino ad ora, come si legge su Biosimilari.it, la Ue ne ha già approvati 5, di cui 2 soli già in distribuzione in alcuni Paesi, mentre negli Stati Uniti non ce n'è ancora nessuno. I primi due biosimilari sono stati approvati dall’Emea, l'agenzia europea per i farmaci, in aprile e maggio del 2006 e diffusi in Germania e Austria. Si tratta di prodotti biosimilari della somatropina, utilizzati nei disturbi della crescita in pediatria e come terapia di sostituzione ormonale per gli adulti con marcato deficit dell’ormone della crescita.

Tuttavia, l'Emea proprio per la loro non identicità agli originali ha chiesto alle autorità nazionali di verificare come e con quali modalità impiegare le copie dei farmaci biotech. E nel nostro paese non esiste ancora una normativa.

Ma secondo gli esperti della Teva, i farmaci biotecnologici similari avrebbero le stesse virtù terapeutiche di quelli originari. E la loro qualità e la sicurezza sono verificate con un lungo iter prima della commercializzazione. Sicuri, dunuqe? Sì, secondo gli esperti.

Una cosa è certa. Il loro utilizzo permette di risparmiare circa il 30% rispetto a quelli biotecnologici originari. È quanto è emerso in occasione di una convegno promosso da Teva Italia sul livello di diffusione dei farmaci biotecnologici in Italia.

Nel corso dell'incontro è emerso che tali farmaci da noi stentano ad affermarsi coprendo una quota di mercato pari al 10%, e sicuramente inferiore rispetto ad altri paesi, come Gran Bretagna e Germania. Saranno i farmaci del futuro?

Francesca Mancuso

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