Superanticorpo: combatterà tutti i virus dell'influenza

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Un superanticorpo, in grado di combattere tutti i virus dell'influenza. Gli sforzi dei ricercatori per cercare di realizzare l'agognato vaccino universale, potrebbero essere stati ripagati, grazie all'isolamento di un super-anticorpo potenzialmente capace di riconoscere e colpire anche i virus più aggressivi.

Il nuovo anticorpo, chiamato F16, colpisce l'emoagglutinina (Ha), una proteina presente in entrambi i gruppi dei virus influenzali (I e II) ed è stato scoperto dagli studiosi dell'Istituto di Ricerca in Biomedicina (Irb) di Bellinzona.

In particolare, F16 si rivela efficace contro tutti virus dell'influenza del ceppo A. di esso fanno parte anche i virus che negli ultimi anni hanno fatto urlare alla pandemia, dall'aviaria alla suina, l'H1N1 ma anche alla Spagnola del 1918.

Da anni gli esperti erano alla ricerca di questo super-anticorpo. Ma perché è così speciale? Come sappiamo, i virus tendono a mutare, rendendo più difficile il loro riconoscimento e l'intervento con le opportune terapie, talvolta anche non efficaci. Ma F16 è l'unico in grado di riconoscere le caratteristiche “fisse”, comuni ai vari tipi di virus che di anno in anno modificano il loro volto.

Innovative anche le modalità di ricerca, visto che il gruppo di studiosi, coordinati dall'immunologo Antonio Lanzavecchia, invece di andare alla ricerca del superanticorpo cellula per cellula, hanno “coltivato” decine di migliaia di cellule, programmando poi un robot che andasse a cercare lo speciale anticorpo. Spiega lo studioso all'Ansa: “Una volta identificate le cellule con l'anticorpo giusto, questo viene moltiplicato in milioni di copie con la tecnica chiamata Pcr (Reazione a catena della polimerasi). In questo modo si riesce ad avere a disposizione grandi quantità dell'anticorpo”.

Il prossimo passo sarà la realizzazione di farmaci in grado di prevenire l'influenza. Più difficoltoso invece il vaccino. Continua Lanzavecchia: “L'anticorpo riconosce una struttura ben conservata in tutti i virus influenzali, ma non funziona allo stesso modo in tutti gli individui. Ciò accade perché l'attenzione del sistema immunitario si concentra nella zona 'sbagliata' del virus”.

Adesso, la prossima tappa sarà la produziuone di un vaccino che aiuti il sistema immunitario a vedere la parte del virus che resta immutata.

La ricerca è stata pubblicata su Science.

Francesca Mancuso

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