Morbo di Alzheimer: ora si può predire con un’analisi del sangue

alzheime_11111111111

Dimenticare poco a poco tutti i ricordi, avere sempre maggiori difficoltà a compiere azioni, a parlare, a fare ragionamenti anche semplici: ci domandiamo tutti se e quando tutto questo avverrà. Oggi, grazie ai ricercatori del San Francisco VA Medical Center (California, Usa) guidati da Kristine Yaffe, primario di Psichiatria Geriatrica dello stesso ospedale, abbiamo un semplice test del sangue in grado di predire l’avanzamento dello stato di demenza tipico di malattie come il morbo di Alzheimer. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of the American Medical Association.

Il test consiste nell’analisi di una catena di tipo proteico chiamata β-amiloide 42, già nota come legata al morbo. Questa struttura molecolare, infatti, ha la proprietà di poter formare fibrille, ovvero aggregati che formano placche, veri e propri ammassi di molecole che non sono più solubili in acqua, il mezzo tipico dei sistemi biologici, concentrandosi sui neuroni e di fatto rallentandone le connessioni. La malattia, attualmente priva di una cura vera e propria, è nota come ‘morbo di Alzheimer’, e oggi colpisce 24 milioni di pazienti nel mondo che si prevede raddoppieranno entro il 2020.

Il lavoro è stato condotto su 997 ospiti di case di riposo di Memphis, Tennessee e Pittsburgh (Pennsylvania, Usa) con età media di 74 anni. Agli individui è stato prelevato un campione di sangue poi congelato ed è stato somministrato un test neurocognitivo standard per 9 anni in modo da misurarne le abilità mentali.

Trascorsi gli anni previsti dal monitoraggio neurologico, i ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue e hanno correlato quelli con un basso contenuto di β-amiloide 42 e altrettanto basso rapporto tra β-amiloide 42 e β-amiloide 40 (una forma meno tossica della catena) con un più rapido evolversi della demenza. I risultati sono stati corretti per l’età e altri fattori di rischio e dallo studio sono stati eliminati i soggetti che avevano mostrato un rapidissimo decremento delle capacità cognitive per verificare se il fattore molecolare era collegato ad un lento avanzamento della malattia.

Abbiamo dimostrato che l’analisi della β-amiloide 42 contenuta nel sangue può essere un valido metodo per predire il rischio associato al declino cognitivo”, ha detto il capo ricerca Yaffe. Che hha definito i risultati ottenuti dalla sua equipe “potenzialmente di grande importanza per la ricerca clinica sul morbo di Alzheimer e la demenza”.

Era già noto d’altronde che l’analisi della β-amiloide 42 nel midollo spinale fosse predittiva per l’avanzamento della demenza, ma, come sottolinea la stessa Yaffe, “un’analisi del sangue è più facile, meno invasiva e più economica di una puntura lombare necessaria ad estrarre liquido spinale”.

La ricerca si pone come un passo importante per l’ampliamento dei margini di cura contro l’Alzheimer di cui oggi la medicina dispone. Non è nota una terapia vera e propria, ma si sa da molto tempo che un maggiore 'allenamento mentale', ovvero un continuo esercizio cerebrale, riduce il rischio di contrarre il morbo. Infatti anche in questo lavoro si è confermato che gli individui con un maggiore bagaglio culturale avevano un ridotto rischio di demenza.

In loro infatti la cosiddetta ‘riserva cognitiva’ era maggiore e questo comportava un minore avanzamento dei sintomi della malattia, come se i soggetti allenati avessero una maggiore capacità di 'riparare' ai danni provocati dall’Alzheimer. Avere un metodo predittivo così rapido ed efficace potrebbe indurre pertanto ad adottare strategie di potenziamento della riserva cognitiva per contrastare gli effetti del morbo.

Roberta De Carolis

Cerca