L'infertilità maschile è scritta anche nei geni

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L'infertilità maschile può essere attribuita principalmente ad un fattore genetico: ecco perché "l'analisi dei cromosomi è un esame fondamentale". La notizia arriva direttamente dal XXVI Congresso della Società Italiana di Andrologia (Sia), in corso a Roma fino a sabato.

A livello "quantitativo", stando alle illustrazioni degli studiosi durante il convegno, "le anomalie del liquido seminale" possono essere causate nel 10% dei casi "da fattori post-testicolari, ad esempio le ostruzioni delle vie urogenitali". E, pertanto, "non sono sempre un sintomo di un' alterata produzione degli spermatozoi".

Le anomalie della spermatogenesi possono invece "derivare da fattori che agiscono direttamente a livello testicolare e pre-testicolare". Cause che avrebbero delle "basi genetiche" e che in tutte e due i casi sviluppano infertilità.

Gli andrologi fanno infatti sapere che "sono circa 2mila i geni necessari per una normale produzione di spermatozoi" e che molte alterazioni della produzione degli spermatozoi "potrebbero avere una implicazione genetica". Proprio per questo motivo viene suggerita "un'analisi dei cromosomi non solo nei soggetti con azoospermia" ma anche in quelli "con oligospermia".

Per il presidente Sia, Vincenzo Gentile, "la ricerca ricerca si sta muovendo e siamo a buon punto per la produzione di spermatozoi in vitro partendo dalle staminali". Tuttavia, sottolinea lo specialista, "è importante aver capito le cause genetiche dell’infertilità maschile. Con un test genetico si può effettuare una diagnosi precisa ed evitare il sommarsi dei difetti in sede di fecondazione assistita".

Augusto Rubei

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