Cellule staminali: se riprogrammate conservano la memoria

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Riprogrammare le cellule staminali, una tecnica che sembrava la panacea dei mali etici e tecnici, non è esente da problemi: le staminali riprogrammate conservano infatti memoria del loro passato, cosa che le rende non del tutto adatte a riprodurre ogni tipo di tessuto. Questi i risultati di uno studio condotto da George Daley e i suoi collaboratori, presso il Children's Hospital Boston (Usa) e pubblicato su Nature.

La riprogrammazione delle cellule staminali è una tecnica sviluppata qualche anno fa da un gruppo di ricerca dell'Università del Minnesota (Usa) e pubblicata anch'essa su Nature. La metodologia utilizzava una combinazione di fattori genetici e chimici, senza ricorrere agli embrioni, dribblando così tutti i problemi etici da essi derivati.

In tal modo crearono delle staminali pluripotenti, che sembravano comportarsi come le embrionali (erano dunque in grado di differenziarsi in tutti i tipi di tessuto nei quali erano impiantate, di fatto ricostruendoli), e a cui fu dato il nome di 'Induced pluripotent stem' (iPS), ovvero 'cellule staminali pluripotenti indotte'. Lo studio si diffuse presto e pose le basi per moltissimi lavori applicativi condotti allo scopo di indagarne i potenziali sviluppi terapeutici.

Dopo tre anni, ovvero oggi, nascono i primi problemi, avvertono Daley e i suoi, i quali hanno dimostrato che le cellule iPS, pur essendo geneticamente identiche alle staminali embrionali, non hanno la loro stessa capacità di differenziarsi in ogni tipo di tessuto dove vengono impiantate, come se conservassero un ricordo del loro passato. In particolare il lavoro mostra come quelle derivate dal sangue si differenziano nel sangue stesso meglio che nelle ossa e quelle derivate dalle ossa generano poche cellule del sangue e ancora meno neuroni.

I ricercatori hanno confrontato la metodologia di riprogrammazione con quella usata per clonare la storica pecora Dolly, che pure sfrutta un meccanismo apparentemente analogo, chiamato 'trasferimento del nucleo'. In entrambi i casi le cellule vengono forzate a tornare staminali, ma nelle iPS le modificazioni chimiche sembrano essere meno precise, cosa che potrebbe indurre la memoria del passato.

Questi risultati potrebbero avere ripercussioni sulla ricerca di base, che dovrà probabilmente, da oggi in poi, trovare delle metodologie più efficaci che non incontrino simili problemi, e sulla ricerca applicata, che si concentrerà sull’individuazione dei meccanismi molecolari della riprogrammazione, per poter usare le corrette iPS per ogni specifica patologia. Su questo già molti scienziati si stanno attivando, collezionando campioni di pelle di pazienti affetti da diverse malattie, riprogrammando le cellule, e quindi analizzando le differenziazioni possibili in diversi tessuti.

Roberta De Carolis

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