Monza: il secondo trapianto di mani al mondo è italiano. Usate le cellule staminali come tecnica anti-rigetto

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un grande passo verso il futuro. un altro grande passo della scienza. Il secondo, per l'esattezza, dopo l'intervento del 2000 a Lione su un uomo di 34 anni. Lunedì l'équipe del primario di Chirurgia plastica Massimo Del Bene, dell'Ospedale San Gerardo di Monza, ha firmato una nuova pagina di speranze nel comparto medico, quando a Carla, casalinga di 52 anni, ha trapiantato entrambe le mani nel corso di un'operazione durata sei ore.

Un primato mondiale se accostato al caso francese, questa volta tutto italiano, con l'utilizzo di cellule staminali della stessa paziente come tecnica anti-rigetto. Ma quali possono essere le complicanze di un intervento tanto delicato? Del Bene spiega che il primo fattore a rischio in questi casi è "la corsa contro il tempo", ovvero "il tempo di ischemia (assenza di sangue, ndr)". Cioè "non devono passare più di 2 ore, 2 ore e mezza, dal momento che si prelevano le mani al momento che si reimpiantano e che si rivascolarizzano gli arti".

Riguardo la prognosi, invece, l'esperto fa sapere che "bisogna aspettare ancora 7 giorni per vedere la piena riuscita della rivascolarizzazione". Eppoi c'è la questione del rigetto, "che in genere si manifesta nel primo mese", aggiunge il primario, il quale si pronuncia anche a proposito dell'uso delle staminali: "Si tratta di una procedura innovativa già sperimentata in altri trapianti (come i reni) che ha permesso di ridurre del 53% la possibilità di rigetto acuto".

"Le staminali mesenchimali - prosegue - le abbiamo prelevate tre mesi fa dal midollo osseo della paziente. Dopodiché le abbiamo congelate per poterle re-iniettare nelle prime 24 ore successive al trapianto. Per motivi che ancora ignoti, queste cellule hanno una potente azione immunosoppressiva, che consente di diminuire la quantità di farmaci anti-rigetto. Ovviamente, più si riduce la quota di farmaci più si migliora la compliance".

Tuttavia, oltre alle staminali Carla dovrà sottoporsi anche ad "un trapianto di tessuto adiposo autologo e di epidermide sul dorso della mano". La funzione di questi elementi cellulari negli arti estranei, precisa Andrea Biondi, direttore della Cell Factory del San Gerardo, "ha la funzione di depistare gli anticorpi che tendono ad aggredirli".

E intanto, guardando i numeri, l'Italia per quanto riguarda le donazioni di organi conferma il suo secondo posto (20 donatori per milione di popolazione) in Europa, dopo la Spagna.

Augusto Rubei

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