Medicazioni che rilasciano antibiotici: la nuova frontiera delle nanotecnologie

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In un prossimo futuro, se ci procureremo ferite o ustioni, potremo metterci fasciature che rilasciano antibiotici solo se inizia un’infezione. Il progetto, che, dove portato al successo, risulterebbe un grande passo avanti per la medicina, è condotto da un gruppo di scienziati dell’Università di Bath (UK) e del Southwest UK Paediatric Burns Centre (centro di ustioni pediatriche del Sud-Ovest del Regno Unito) a Bristol (UK), in collaborazione con team di ricerca europei e australiani. È un progetto finanziato dalla Commissione Europea.

Uno dei grossi problemi legati alle ustioni è dovuto al fatto che esse possono infettarsi e potenzialmente portare alla morte del soggetto colpito, soprattutto se parliamo di un bambino. E, cosa che peggiora le cose, le medicazioni tradizionali in questo caso devono essere necessariamente rimosse.

Da questi presupposti sono partiti i ricercatori per sviluppare un sistema che, non solo non deve essere rimosso in caso di infezione, ma rilascia localmente molecole di antibiotico che colpiscono direttamente i batteri patogeni. La tecnologia potrebbe essere usata anche per altri tipi di ferita come le ulcere e dai militari sui campi di battaglia.

La grande novità di questa medicazione consiste nel rilascio di farmaco, per così dire, all’occorrenza: l’antibiotico viene infatti liberato solo se la ferita sviluppa l’infezione, perché il sistema così congeniato rileva le tossine da essi prodotti. In questo modo non si ha la distruzione dei 'batteri buoni' della pelle dove non necessario, e questo argina il fenomeno della resistenza, ovvero lo sviluppo di batteri che non sono più sensibili all’antibiotico.

Il farmaco si trova in minuscole capsule, grandi un milionesimo di millimetro, e le tossine prodotte in caso di infezione le rompono, inducendo il rilascio della molecola killer, nonché il cambiamento di colore della medicazione, cosa che segnala inequivocabilmente l’inizio della diffusione degli agenti patogeni. In questo modo si ha da una parte un intervento immediato locale, dall’altra la segnalazione del problema, importante per decidere se iniziare o meno una terapia di supporto.

Il cambiamento di colore agisce come un immediato segnale di allarme infezione, e questo significa che noi possiamo trattarla più velocemente, riducendo il trauma al bambino e il tempo che deve trascorrere in ospedale", afferma Amber Young, medico specialista in ustioni pediatriche del Southwest UK Paediatric Burns Centre. "Siamo realmente entusiasti di questo progetto: ogni giorno vediamo bambini che a causa di ustioni sono seriamente ammalati e che potrebbero trovare incredibili giovamenti da questa ricerca".

Gli studiosi hanno già sperimentato il tessuto ricoperto dalle nanocapsule e dimostrato che queste reagiscono selettivamente contro i batteri che causano infezioni. Nei prossimi quattro anni il team lavorerà per inserire la tecnologia che consente il cambiamento di colore e valuterà i costi effettivi della produzione industriale. Il prototipo sarà sviluppato dal Max-Planck-Institute for Polymer Research, partner del progetto.

Roberta De Carolis

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