Vuoi capire davvero gli altri? Dedicati alla lettura dei classici

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Secondo un nuovo studio, le opere letterarie di elevato spessore, confrontate con la letteratura di ampia diffusione popolare, sono più efficaci nel migliorare le nostre capacità di comprendere i pensieri e le emozioni delle persone intorno a noi.

Il principale autore dello studio, David Kidd è, a tal proposito, un esempio paradigmatico: dottore di ricerca presso la New School a New York City, è giunto ad occuparsi di psicologia sociale dopo aver a lungo navigato attraverso la letteratura russa.

Appartiene a un filone di studi che suddivide la letteratura in due categorie. Kidd ritiene che quando leggiamo un bestseller di ampia divulgazione popolare, "questo testo ci cattura e provoca in noi un continuo alternarsi di emozioni forti, fondamentalmente le stesse in ogni lettore".

Ben diverso, invece, l'impatto che della letteratura più elevata: il lettore è chiamato ad un coinvolgimento personale molto più diretto ed impegnativo. Il mondo letterario è infatti caratterizzato dalla presenza di un'ampia panoramica di personaggi, con una personalità complessa e variegata, e alle spalle una storia unica che li carratterizza ed influenza i loro stati d'animo. Al lettore non vengono fornite indicazioni chiare per prendere posizione in merito alle vicende narrate, non esiste un aprioristico giusto o sbagliato, un buono ed un cattivo immediatamente riconoscibili. Il lettore è chiamato ad interrogarsi personalmente, ad addentrarsi nella molteplicità di sfumature personali e caratteriali.

Secondo Kidd ed il suo collaboratore, lo psicologo Emanuele Castano, i criteri che devono essere utilizzati per esplorare questi ambigui mondi letterari sono gli stessi di cui possiamo servirci nel mondo reale, per intuire lo stato emotivo e mentale delle persone che abbiamo accanto. quella che viene definita la "teoria della mente", un'abilità molto vicina all'empatia.

L'esperimento

Lo studio si è svolto attraverso cinque esperimenti. Ai partecipanti è stato chiesto di leggere da dieci a quindici pagine sia di opere letterarie che di testi di narrativa popolare. Tra le prime sono state inserite opere di Cechov e di Don DeLillo, così come dei recenti vincitori del PEN/O. Henry Prize, una collezione annuale delle venti migliori storie dell'anno, scritte in inglese e pubblicate su giornali statunitensi o canadesi. Nella selezione delle opere di ampia divulgazione popolare gli studiosi si sono aiutati con una ricerca informatica: hanno trovato su Amazon i titoli dei libri più venduti, tra i quali figurano The Sins of the Mother di Danielle Steel e Gone Girl di Gillian Flynn, insieme ad antologie di un genere specifico, come i racconti di fantascienza di Robert Heinlein. Terminata la lettura degli estratti dei libri selezionati, ai partecipanti sono stati somministrati i test per misurare la loro teoria della mente. In un test, denominato "Analisi Diagnostica dell'Esattezza non Verbale – Volti di Adulti", è stato chiesto ai soggetti coinvolti nello studio di osservare dei volti per due secondi e riconoscere se le persone fossero felici, arrabbiate, impaurite o tristi. seguito poi un altro test, più dettagliato, nel quale era possibile vedere soltanto una piccola parte dei volti e scegliere poi tra quattro complesse emozioni, fra cui "contemplativo" o "scettico".

Cosa ne è emerso? Gli studiosi hanno potuto rilevare che i lettori sia di opere letterarie che di narrativa popolare avevano svolto i test in maniera più soddisfacente rispetto a soggetti di gruppi di controllo che avevano letto un articolo di saggistica o addirittura nulla. Tra i lettori di narrativa, tuttavia, è stata riscontrata una sensibile differenza tra coloro che avevano letto opere letterarie e coloro che si erano invece dedicati alla lettura di testi più popolari: i primi, infatti, nel test "Analisi Diagnostica dell'Esattezza non Verbale" hanno sbagliato una domanda in meno su un totale di 18 rispetto ai secondi; mentre nel test relativo alla visione di una sola parte del volto, il gruppo letterario ha superato quello popolare di due domande, su un totale di 36.

Castano osserva come questi test siano stati importanti per mostrare il vero ruolo della letteratura, che non è banalmente quello di offrire ai lettori messaggi persuasivi ed empatici o metterli di fronte a punti di vista diversi "Per noi non si tratta del risultato ottenuto – precisa – ma piuttosto del processo che si mette in atto per conseguire il risultato stesso".

D'altro canto, lo psicologo Rayond Mar, della York University di Toronto, Canada, puntualizza che, al fine di migliorare la teoria della mente, sia opportuno non considerare una strategia come un assoluto per tutti valido: è possibile infatti, a suo avviso, che "metodologie diverse siano efficaci per persone diverse".

Un freno all'entusiasmo per le conclusioni cui sono giunti Kidd e Castano arriva anche da Vittorio Gallese, scienziato neurocognitivo dell'Università di Parma, che sta indagando sulle diverse forme di reazione del cervello umano di fronte alle opere d'arte. Egli considera particolarmente interessante la connessione che è stata individuata tra mondo reale e mondo letterario, ma è scettico in merito alla distinzione tra opere letterarie ed opere di narrativa popolare. "Si tratta di un terreno particolarmente scivoloso – sottolinea – in quanto i gusti nelle varie epoche storiche spesso hanno spostato il confine tra letteratura elevata e popolare". Come esempio egli cita La commedia umana di Honoré de Balzac, che è stata divulgata in forma seriale, come un'opera di letteratura popolare, ma già da allora ha raggiunto lo status di classico della letteratura.

Lo studio di Kidd e Castano è stato pubblicato sulla rivista Science.

Francesca Di Giorgio

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