Vulcani: ecco a cosa andremmo incontro se tornasse attivo il vulcano di Mount Gambier in Australia

monte gambier

Cosa accadrebbe se in Australia si verificasse una nuova eruzione del vulcano Mount Gambier con la stessa magnitudo registrata 5000 anni fa? Gli esiti sarebbero devastanti, l'impatto si avvertirebbe a ben 60 miglia di distanza dal luogo dell'eruzione causando, dunque, danni diffusi su una superficie vastissima.

Come spiegato nel Bulletin of Volcanology, studiosi provenienti dal gruppo di ricerca di vulcanologia dell'Università di Monash (MONVOLC) si sono serviti di modelli tridimensionali realizzati al computer e della termodinamica – la scienza che studia le relazioni tra diverse forme di energia – per determinare le dimensioni e la potenza di una eventuale eruzione di Mount Gambier.

Si ritiene che questa sia la prima volta in cui tali calcoli vengano effettuati, partendo dal volume stimato dei depositi vulcanici, dalla forma del cratere del vulcano, dalla cenere dispersa e dalla termodinamica.

Il dottor Jozua van Otterloo ed il professor Ray Cas, della scuola di Geoscienze, hanno assegnato alla più recente eruzione di un vulcano australiano un valore di quattro nell'Indice di Esplosività dei Vulcani (VEI) – un valore simile a quello dell'eruzione verificatasi in Islanda a Eyjafjallajökull nel 2010, che ha avuto serie ripercussioni a livello mondiale.

Il dottor van Otterloo sostiene che l'Australia potrebbe affrontare una tragedia della stessa intensità di quella causata dall'eruzione islandese se si risvegliasse un vulcano ad ovest di Melbourne. "Poco si conosce sulla magnitudo delle eruzioni di questa provincia vulcanica (Newer Volcanics) che si estende per 400 chilometri tra Melbourne e Mount Gambier. Si calcola che essa abbia più di 400 centri di eruzione e che sia stata attiva per almeno 4 o 5 milioni di anni" afferma il dottor van Otterloo, che spiega "Normalmente le dimensioni e la magnitudo delle eruzioni di vulcani attivi sono calcolate basandosi su osservazioni compiute durante le eruzioni stesse. Utilizando modelli geometrici tridimensionali, abbiamo mostrato che è anche possibile ottenere il volume stimato per differenti depositi di un centro vulcano preistorico".

Il gruppo di scienziati ha realizzato un diagramma che mostra l'impatto delle ceneri vulcaniche come sono state disperse in Europa dall'eruzione islandese del 2010, con una giustapposizione sull'Australia con l'eruzione di Mount Gambier. È stato dimostrato che la quantità di materiale disperso era l'equivalente del volume di 130mila piscine olimpioniche.

"Sono stati il magma salito in superficie da una profondità di 80 chilometri e la grande quantità dello stesso magma entrato in contatto con le acque sotterranee presenti in superficie che hanno reso l'eruzione così violenta - sostiene il dottor van Otterloo - Con le polveri vulcaniche che hanno raggiunto almeno i 5-10 chilometri di altezza, l'eruzione può essere classificata a livello quattro dell'Indice di Esplosività Vulcanico. Non sappiamo quando e dove si verificherà la prossima eruzione. Per questo il nostro gruppo continua a svolgere ricerche intensive nella zona. Sebbene le statistiche dicano che potrebbe trascorrere diverso tempo prima della prossima eruzione, il rischio principale è quello che, quando questa si verificherà, avremo soltanto pochi giorni di preavviso".

Il dottor van Otterloo sostiene che un'eruzione simile in quella regione causerebbe la chiusura della maggior parte dello spazio aereo dell'Australia orientale, seri rischi per la salute determinati dalle polveri vulcaniche composte da minuscoli frammenti di vetro, con un forte impatto anche sul bestiame fino a 100 chilometri dal sito in cui si è verificata l'eruzione e ripercussioni gravi anche sulle infrastrutture locali.

"Conoscere il vulcanismo esplosivo - ha dichiarato il dottor van Otterloo - aiuta la comunità a gestire il rischio, limitando conseguentemente i danni e cercando di confinarli ad aree regionali e non globali, anche per quanto riguarda l'impatto delle eruzioni sul clima".

Francesca Di Giorgio

Foto: monash.edu.au

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