Krakatoa: 130 anni fa l’eruzione più violenta del nostro pianeta

Krakatoa

Era il 26 agosto 1883 quando il Krakatoa, vulcano dell’isola indonesiana di Rakata, esplose in una violentissima eruzione, a cui fece seguito uno spaventoso tsunami con onde alte fino a 40 metri, provocando la morte di 136 mila persone. Stando solo al numero delle vittime, è questo uno dei disastri più atroci che abbia mai colpito la Terra, o almeno di cui si abbia memoria storica. Ma cosa resta oggi di questa struttura geologica e della natura intorno?

Un’isola totalmente cancellata dal pianeta per i due terzi: questa è attualmente Rakata, sulla quale, nel 1927, riemerse un piccolo vulcano, in un certo senso dalle ceneri del precedente. Una sciagura di proporzioni inaudite, che ha colpito una zona, quella tra Giava e Sumatra, particolarmente soggetta a fenomeni naturali devastanti, come ha tristemente testimoniato lo tsunami del 2004.

Il realtà il disastro di 130 anni fa fu solo il picco di una serie di eruzioni iniziate due mesi prima, oscurando con i loro fumi il sole intorno a Rakata per molti chilometri. Questi movimenti furono percepiti addirittura a Rodriguez, un'isola situata a 7 mila e 725 chilometri di distanza. Il culmine fu proprio il boato del 26 agosto, poco dopo l’ora di pranzo, quando si aprì un altro grande cratere all’interno del vulcano.

La potenza di questa eruzione fu tale da causare il crollo dei fianchi del vulcano. E per tutto il pomeriggio e la notte successivi le esplosioni continuarono, fino ad una seconda violentissima, il giorno successivo, quella del 27, di potenza pari a quella di 15mila bombe atomiche. Fu allora che i due terzi dell'isola si frantumano riversandosi in mare per circa dieci chilometri di raggio.

Di tutta questa immane tragedia rimase ben poco, e fu tutto ricoperto di ceneri, che arrivarono a invadere mille e 800 chilometri di distanza. Triste anniversario pertanto quello di oggi, quando non resta che ammirare, per chi può, l’affascinante spettacolo di un vulcano in mezzo all’oceano.

RDC

Foto: NASA Earth Observatory

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