Prevedere i terremoti: ecco cosa ne pensa il prof. Panza

Terremoti Panza

Prevedere i terremoti: continua la diatriba su cosa si possa fare per evitare tragedie come quella de L'Aquila, soprattutto perché alcuni studi, erroneamente o no, hanno sollevato timori riguardo all'ipotesi di un terremoto nel Sud dell'Italia fra circa un anno.

Sulla questione è recentemente intervenuto nuovamente anche Giuliano Panza, professore di sismologia presso l'Università di Trieste, che, dopo aver preso visione di una nostra recente intervista ad Alessandro Martelli sull'argomento, ha voluto ribadirci anche la sua posizione riguardo le teorie probabilistiche (Psha), inviandoci un articolo da lui scritto su invito dell'Unesco.

I terremoti non si possono prevedere con precisione, ma di certo queste teorie, da sole, forniscono ipotesi troppo soggette ad errori, se non accompagnate da studi con metodi deterministici (Ndsha): questa la posizione del professore, che già in passato aveva ribadito come queste nuove metodologie, pur non garantendo certezze, possano essere di grande aiuto per studiare efficaci strategie di prevenzione.

I metodi, probabilistici e deterministici, si basano su principi piuttosto differenti: mentre i primi, infatti, partono da un'analisi storica degli eventi sismici in una certa porzione di territorio, e calcolano quindi la probabilità che un altro evento possa accadere, quelli deterministici rilevano quello che succede attualmente in quella regione, individuando i "sintomi" che possono far ipotizzare un nuovo sisma.

Come ci aveva spiegato lo stesso Panza in un'altra intervista, i sospetti nascono se (1) le piccole scosse diventano più frequenti, (2) tendono a raggrupparsi nel tempo, (3) si verificano simultaneamente in aree distanti e (4) presentano un aumento della magnitudo media. In questi casi i sismologi fanno scattare un allarme.

"Questa procedura, fondata su codici di calcolo sviluppati a partire da una conoscenza dettagliata del processo di generazione sismica e della propagazione delle relative onde in mezzi eterogenei, permette non solo uno studio dettagliato dei dati strumentali e macrosismicispiega il professore nell'articolo - ma anche la stima realistica della pericolosità sismica, in quelle aree per le quali sono disponibili scarse (o nulle) informazioni storico - strumentali e le analisi dei relativi parametri".

Questo infatti uno dei principali limiti dei metodi probabilistici: partendo da presupposti storici, non possono garantire informazioni esatte, soprattutto in regioni temporali molto remote, delle quali abbiamo solo documenti antichi, la cui affidabilità a volte è dubbia, e che comunque descrivono il sisma non su dati di magnitudo come si fa oggi con le moderne tecnologie, ma solo in base ai danni provocati, rendendo le stime molto incerte.

Tuttavia, nonostante gli Ndsha rappresentino l'avanguardia tecnologia nel campo della previsione dei terremoti e vengano applicati in molti paesi del mondo, la normativa vigente nel nostro paese non li ha ancora recepiti, pur essendo in discussione una proposta di legge a riguardo, basandosi esclusivamente sui Psha. Una lacuna che il professore si augura venga presto colmata.

Roberta De Carolis

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