Terremoto al Sud: atteso tra un anno un nuovo disastro?

Terremoto LAquila

Prevedere i terremoti: da tempo si parla di un possibile terremoto al Sud entro due anni, che quindi nel frattempo si sarebbero ridotti a uno. Ma qual è la probabilità concreta del rischio? Di questo ha parlato sul suo blog Marco Mucciarelli, direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (Ogs). Secondo le sue stime si parla del 30 per cento, percentuale più che sufficiente per avere timore.

Il calcolo di Mucciarelli è del tutto storico-probabilistico, in quanto si basa sull’analisi degli eventi sismici considerati catastrofici, ovvero con magnitudo superiore a 6.3. Dal 1100 a oggi se ne sono contati 59, anche se alcuni sismi antichi potrebbero non esserci stati tramandati, quindi il numero potrebbe essere superiore. Ma, limitandoci a 59, si deduce facilmente che la loro media si aggira su uno ogni 15 anni.

Terremoto Sud 6.3

Ora, secondo Mucciarelli, sono passati almeno 33 anni da un terremoto di quella portata, ovvero la tragedia dell’Irpinia. Questo significherebbe che è già passato più del doppio del tempo dell'attuale media. Non solo: saremmo ormai prossimi al periodo massimo mai intercorso tra scosse di questo tipo, ovvero 38 anni, tra il sisma dell'Irpinia del 1930 e quello del 1968 del Belice. E, tra l’altro, intervalli più corti di 33 anni si sono verificati nel 90 per cento dei casi.

Anche la distribuzione geografica non ci farebbe stare tranquilli: infatti il 60 per cento dei terremoti con magnitudo superiore a 5.5 avvengono nel sud del nostro Paese, la media di attesa di questi eventi è di quattro anni (tra il 1000 e il 2012 abbiamo memoria infatti di 250), e, dato che la conta è cominciata l'anno scorso, il 50 per cento delle probabilità parla di una scossa entro un anno, quindi si tratterebbe di calcolare il 60 per cento del 50 per cento, da cui la famigerata probabilità attestata intorno al 30 per cento.

Terremoto Sud 5.5

Il discorso sembra in effetti impeccabile, e molto coerente internamente. Tuttavia teniamo presente innanzitutto che il terremoto dell’Aquila non è stato preso in considerazione, perché di magnitudo appena sotto i 6.3, cosa che, non solo farebbe rivedere tutto il ragionamento precedente, ma si collegherebbe a quanto più volte affermato da altri esperti del settore, come Giuliano Panza di Trieste, che, in una recente intervista a noi rilasciata, ha precisato che i metodi che si basano solo sulle stime di probabilità si sono dimostrati spesso inefficaci per la previsione dei sismi.

D’altronde il rischio di un terremoto nel sud del paese sembra concreto anche da altri calcoli basati sui metodi deterministici, considerati dagli studiosi decisamente più affidabili. Dov’è dunque la verità? Prevedere i terremoti è purtroppo attualmente impossibile con precisione, e, forse, come abbiamo più volte sottolineato, l’unico modo per evitare disastri umani, economici ed ambientali, è la prevenzione.

Il nostro paese possiede il 70 per cento degli edifici costruiti senza possibilità di resistere ad un sisma di media intensità. Vogliamo dunque solo scommettere sulla bontà delle previsioni, o per la sicurezza di tutti agire come se la scommessa fosse già vinta?

Roberta De Carolis

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