Cerchi delle fate in Africa, svelato il mistero

cerchi delle fate

In Africa è conosciuto come “il mistero dei cerchi delle fate”. Per molto tempo le teorie che si sono seguite sono state varie, ma ognuno mai suffragata dalle prove. Così, molto si è scritto riguardo le attività in corso per individuare la causa che dà origine alle migliaia di "cerchi delle fate" sparsi per centinaia di chilometri quadrati dai confini del deserto del Namib, in Angola, in Sud Africa.

Questi grandi anelli che coprono intere zone di deserto arido hanno incuriosito gli studiosi per anni, gli occidentali in particolare, per i quali il fenomeno è stato visto come unico nel suo genere. Quel che si è rivelato sconcertante, però, è stato scoprire che cosa li provocherebbe. Avvolti dal mistero perché ritenuti opere di presenze ignote e fatate, alcuni gli scienziati tedeschi dell'Università di Amburgo hanno finalmente rotto l'incantesimo: sarebbero causati dalle termiti.

Lo scienziato Norbert Juergens, autore della ricerca, sostiene di aver svelato il mistero dietro tali tracce circolari ben incise nella vegetazione che persistono da decenni, prima di scomparire improvvisamente. Si tratterebbe, infatti, solo del frutto del lavoro di innocenti termiti lavoratrici. Juergens ha dettagliato le sue scoperte in uno studio pubblicato sulla rivista Science.

La teoria dell'origine delle termiti, in realtà, non è nuova. Tempo fa, il biologo della Florida State University, Walter Tschinkel, ipotizzò che i cerchi si fossero formati dalle termiti di raccolta, ma non riuscì mai a trovare alcuna prova sulla formazione dei loro nidi a sostegno dela sua tesi. L'anno scorso, Tschinkel ha persino pubblicato uno studio sulla rivista PLoS One, una dettagliata ricerca sul ciclo di vita dei cerchi delle fate, ma la loro causa è rimasta un mistero.

Namibia cerchi

Oggi Juergens, grazie al suo nuovo studio, mostra che le zone nude di terreno sono probabilmente formate da una particolare specie di termiti della sabbia chiamati Psammotermes. La teoria sostiene che le termiti mangiano le radici della vegetazione, generando in questo modo una conseguente sterilità all'interno delle macchie circolari. Sul bordo esterno del cerchio, le erbe crescono più alte a causa dell'acqua al di fuori del terreno, lontano cioè dalle aree vuote. Per questo, vengono chiamate cinture perenni.

La mancanza di erba al centro, ipotizza ancora Juergens, può significare che l'acqua piovana si disperde attraverso l'evaporazione assorbita dalle piante. Allo stesso tempo, l'acqua scende rapidamente in uno strato più profondo del terreno a causa dell'assenza di vegetazione. L'acqua del suolo rimasta aiuta a far crescere le piante d'erba sul bordo delle zone sterili, che a loro volta, aiutano le termiti a sopravvivere in un ambiente ostile.

Juergens ha anche scoperto che i cerchi delle fate, proprio per il loro ambiente unico, attirano le formiche, le api, le vespe e i piccoli animali, ed altre piante. Le termiti, inoltre, diventano esse stesse cibo per gli animali del deserto, come gechi, volpi e sciacalli. "I cerchi delle fate possono essere considerati come un eccezionale esempio di ingegneria dell'ecosistema allogenico con la formazione conseguente di paesaggi unici caratterizzati da una maggiore biodiversità, guidata da risorse essenziali come l'acqua, sempre disponibile, una biomassa vegetale perenne e la biomassa delle termiti, anch'essa perenne", spiega Juergens.

I ricercatori hanno anche fatto notare che l'ingegneria dei cerchi delle termiti è perfezionata da 100mm di precipitazione media annua. Se questo valore è destinato ad aumentare o diminuire a causa del cambiamento climatico, i cerchi potrebbero scomparire, sbilanciando l'ecosistema locale. “È molto stretto il legame: si sono veramente adattati a quella quantità di precipitazioni annuali", afferma Juergens. "Se il clima dovesse cambiare, questa cintura di cerchi si sposterebbe verso una parte più arida del deserto. Se il clima dovesse essere secco, in generale, si sposterebbe verso est, verso l'interno".

Federica Vitale

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