Quei batteri che trasformano sostanze tossiche in oro. Ma ne vale la pena?

Batteri oro

Ne avevamo già parlato: il sogno di tutti gli alchimisti del Medioevo, ovvero trasformare sostanze di poco valore in oro, una favola tramandata per secoli a partire dalla leggenda del re Mida, potrebbe diventare realtà: un gruppo di ricerca della Michigan State University (Usa) ha infatti trovato un particolare batterio, il Cupriavidus metallidurans, in grado di resistere ad elevati tassi di tossicità e di trasformare pericolose sostanze in oro puro 24 carati.

Gli scienziati hanno persino realizzato l’opera d’arte chiamata ‘The Great Work of the Metal Lover’ (Il Grande Lavoro dell’Amante del Metallo) per veicolare la loro scoperta, grazie a Adam Brown, professore associato di Arte Elettronica e Intermedia. Il lavoro è costituito da un bioreattore di vetro, i batteri, e un supporto placcato in oro 24 karati; la singolare opera è stata selezionata per una mostra e ha ricevuto una menzione d’onore presso il Prix Ars Electronica, rinomato concorso d’arte cibernetica in Austria.

Batteri oro artwork

Il batterio apparentemente miracoloso può crescere e riprodursi anche in ambiente con alta concentrazione di cloruro d’oro (detto anche oro liquido), un composto chimico con elevata tossicità ma scarsissimo valore commerciale. “Stiamo facendo alchimia microbica, poiché trasformiamo qualcosa che non ha alcun valore in un metallo prezioso come l’oro” aveva commentato Kazem Kashefi, professore associato di Microbiologia e Genetica Molecolare.

In una settimana circa il sistema ha trasformato la sostanza tossica in una pepita d’oro, ma gli scienziati avevano già precisato al momento dell’annuncio che realizzare un processo su larga scala avrebbe avuto costi proibitivi. Niente re Mida dunque per ora.

Supponiamo tuttavia che qualcuno in futuro realizzi sul serio questa possibilità: una serie di scenari potrebbero verificarsi. Al di là delle questioni etiche legate all’intervento (o ingerenza?) dell’uomo sulla natura, nasce infatti un ragionevole sospetto: qualora un giorno qualcuno trovasse il modo di rendere il processo semplice e a prezzi accessibili, il costo dell’oro potrebbe diminuire sensibilmente. La preziosità nasce infatti dalla rarità di quel bene, dalla difficoltà di entrarne in possesso. Ma se si trovasse il modo di averlo sempre disponibile, quale sarebbe il suo futuro valore?

Il re Mida trasformava in oro qualsiasi cosa lui toccasse, ma era una capacità solo sua, quindi il metallo restava per tutti altamente prezioso. Se il processo di sintesi invece diventasse di routine, quali guadagni si avrebbero dopo? Si rischierebbe forse di avere più che una pepita, una grande quantità di pirite, l’oro degli sciocchi.

Roberta De Carolis

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