Uragano Sandy: le 5 verità sui cambiamenti climatici

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L'uragano Sandy era atteso e non ha tradito le aspettative. L'impatto sugli Stati Uniti ha provocato inondazioni e black out di vaste proporzioni e oggi non si può far altro che contare i danni. Con uno sguardo al cielo e la speranza che sia tutto passato.

New York City tra le città più colpite e il New Jersey messo in ginocchio. Ma a contare i danni, non si può far altro che domandarsi quale possa essere, seppur c'è, il nesso tra tra uragani e surriscaldamento globale. Cosa, effettivamente, ha reso Sandy così devastante?

Probabilmente le dimensioni. Il vento ha toccato i 118 Km/h con picchi che hanno raggiunto anche i 145. Tuttavia, Sandy si è dimostrata diversa dalle altre. Prima di tutto ha toccato la terra ferma alimentata dall'inconsueto calore della superficie delle acque dell'Oceano Atlantico. E, non da ultimo, in genere questo tipo di tempeste trova il suo normale sfogo prima di raggiungere le coste.

“Frankestorm" Sandy, così com'è stata definita spesso la tempesta, conserva in sé numerose bizzarrie meteorologiche. Anche i climatologi, in passato convinti non ci fosse alcun collegamento tra fenomeni meteorologici e tendenze macroscopiche di questo tipo, hanno cominciato ora a collegare le ondate di calore e i periodi siccitosi al cambiamento climatico. Ad ogni modo, i pareri non sono unanimi. Lo scetticismo, infatti, deriva dalla complessità di tali fenomeni e la scarsità di dati storici che ci raccontano di eventi di questa portata. Solo una ricerca, risalente al 1923, sembrerebbe mostrare proprio quel nesso che molti studiosi si aspettano. Anni caldi e uragani peggiori sembrano essere collegati da un rapporto di causa ed effetto, avvalorando quindi le tesi di quanti si battono per denunciare questo problema ogni anno sempre più massiccio.

Andrew Freedman, climatologo e scrittore nonché portavoce di Climate Central, una organizzazione non-profit che effettua ricerche e divulga i dati al pubblico, ha stilato una serie di cinque verità che dovremmo prendere in considerazione nella riflessione tra tempeste e cambiamento climatico.

Le dimensioni estremamente estese dell'uragano Sandy sono rare ma non inusuali. Quando gli uragani scuotono l'Oceano Atlantico, tendono ad espandersi considerevolmente per la transizione, al loro interno, delle tempeste tropicali. L'incontro tra venti freddi e caldi contribuiscono a cambiare la portata del fenomeno. "Non sono stati fatti studi sul collegamento tra le dimensioni delle tempeste e cambiamento climatico. C'è solo un'evidenza che suggerirebbe come gli uragani tropicali possano espandersi, ma come questo possa essere collegato al clima non è del tutto chiaro", spiega Freedman.

In futuro gli uragani del Nord Atlantico cresceranno d'intensità. Il cambiamento climatico sta cambiando la temperatura degli oceani, favorendo l'evaporazione dell'acqua nell'atmosfera. Secondo gli ultimi modelli climatici, ciò potrebbe addirittura peggiorare nel corso dei prossimi anni. "Al riscaldarsi della superficie del mare, gli uragani possono espandersi sempre più a nord di quanto già non facciano ora, rendendo più plausibile la caduta di piogge forti anche nel New England", chiarisce Freedman.

Gli uragani del Nord Atlantico possono crescere in dimensioni e frequenza. La costa orientale degli Stati Uniti potrebbe essere obiettivo, in futuro, di uragani sempre più potenti. "Gli studi sull'intensità e la frequenza delle tempeste sul pianeta sempre più caldo potrebbe provocare cambiamenti dell'ordine del 5 o 10 per cento più drammatici di ora".

I tentativi di indebolire l'intensità degli uragani intensificati dal cambiamento climatico non funziona. Sono numerosi gli esperti che controllano e monitorano Madre Natura. Tuttavia, ancora non si è trovata una soluzione esaustiva del problema. "Gli sforzi per modificare gli uragani attraverso l'inseminazione delle nuvole o altri metodi si sono rivelati sempre un fenomenale fallimento".

La conoscenza degli uragani è debole e inefficace."Un grosso impedimento nel trovare un collegamento tra gli uragani e il cambiamento climatico è dato dalla scarsità dei dati storici, dei quali si ha notizia solo dagli anni '50, quando le missioni di esplorazione degli uragani divenne un luogo comune", conferma Freedman. Dunque, cosa accadeva in un passato ancora più remoto?

Un'ultima considerazione. Si stima che la temperatura degli oceani sia aumentata di 5 gradi sopra la media al largo della East Coast. Anche se non si può attribuire ogni tempesta al cambiamento climatico, questa media dovrebbe insospettire. Forse sarebbe il caso di non ignorare del tutto quello la Natura ci sta facendo capire.

Federica Vitale

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