Marsili dorme, ma il Vesuvio?

vesuvio eruzione

Si parla già da molto tempo di Marsili come del prossimo imminente pericolo per l'Italia. Una sua possibile eruzione potrebbe causare addirittura uno tsunami e danni incalcolabili. Ma il Vesuvio? La furia di un terremoto è imprevedibile, ma lo sono anche quelle di frane ed eruzioni. E il Vesuvio desta non poche preoccupazioni, soprattutto in virtù del fatto che una sua esplosione interesserebbe un'area decisamente molto estesa. Costantemente monitorato, oggi il vulcano partenopeo rischia di prendere il posto di Marsili sulla scala dei rischi.

La Campania è una regione per definizione molto vulnerabile. Il passato ha conosciuto tragedie come l'Irpinia. Gli esperti dividono la regione in tre aree, ognuna contrassegnata da un coefficiente di rischio ben specifico: la zona tirrenica, le aree vulcaniche e la dorsale appenninica. In queste zone sono concentrati il 24 per cento dei comuni ritenuti a più alto rischio, il 65 per cento si troverebbe nella parte intermedia e, infine, solo 62 comuni sarebbero quelli con un pericolo meno evidente.

Terremoto o eruzione, secondo gli esperti, potrebbero essere direttamente collegabili. Sebbene l'energia sprigionata dal sottosuolo possa essere minore, vista la composizione morfologica delle rocce laviche, gli effetti potrebbero essere comunque drammatici considerando l'ipocentro, nel caso in cui questo dovesse essere superficiale. Secondo le statistiche, i terremoti registrati intorno al Monte Somma si sono scatenati ad una profondità di circa 5 chilometri. Mentre la massima magnitudo registrata dal 1944 è stata quella rilevata nel 1999 di 3,6. Basti tener conto che la magnitudo che distrusse Pompei nel 79 d. C. fu di 5,8.

Dunque è dal 1944 che il Vesuvio è in "letargo". Ma la devastazione che potrebbe seguire una sua esplosione è tema di numerose ricerche. Per il momento non si registrano significativi movimenti sismici, anche considerando quella che ha interessato la zona di Ischia lo scorso 12 luglio con una magnitudo di 4.1 e del quale neppure la stampa ha fatto molto clamore.

Tuttavia, l'elevata urbanizzazione sviluppatasi nella zona vulcanica desta preoccupazioni. Sono circa 600 mila le persone che vivono oggi alle pendici del Vesuvio, nonostante in passato l'emigrazione a causa della crisi occupazionale abbia contribuito a ridurre la densità della popolazione. L'Osservatorio Vesuviano dell'INGV non si pronuncia. Ma questo silenzio, forse, desta più preoccupazioni. A Napoli e dintorni, infatti, la gente vorrebbe sapere. Potrebbe trattarsi semplicemente di una tattica anti-panico verso la popolazione?

Federica Vitale

Cerca