Marsili: il vulcano sommerso e la paura dello tsunami

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È un gigante addormentato al largo del Mar Tirreno e se dovesse risvegliarsi potrebbe scatenare uno tsunami disastroso. L'Italia, il mostro di cui preoccuparsi ce lo ha in casa. Anzi, tra le proprie acque. Un vulcano sottomarino conosciutissimo dai geologi, ma fino a poco tempo fa totalmente ignorato dal resto del mondo.

Si chiama Marsili ed è localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all’arco insulare Eoliano. A 140 chilometri dalle coste siciliane e a 150 da quelle calabresi, Marsili è il più grande vulcano d’Europa. Secondo gli esperti, una sua eventuale eruzione potrebbe scatenare un maremoto che di fatto sarebbe in grado di coprire tutta la costa tirrenica meridionale.

A destare preoccupazione, il recente terremoto emiliano, avvenuto in una zona che si riteneva non sismica. Almeno fino alla notte tra il 19 e il 20 maggio, momento in cui nell’immaginario collettivo si è scatenata la fobia e l'esigenza di monitorare qualsiasi movimento inusuale. Non lasciano tranquilli neppure le più recenti scosse sismiche registrate in Toscana il mese scorso e proprio alcuni giorni fa anche nella capitale, precisamente nella zona dei Castelli Romani.

Il geologo Franco Ortolani, direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio ed ordinario di geologia all'Università Federico II di Napoli, ha avanzato alcune ipotesi. "Uno studio che ho avviato dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota (Campania), ha evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept – Università di Bologna e INGV) negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane", spiega Ortolani.

"I risultati della ricerca eseguita con la collaborazione di Silvana Pagliuca del CNR, sono stati presentati al Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Firenze nell’agosto 2004. Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare. L’evento anomalo ha determinato seri danni ai manufatti più vicini al mare e ha provocato il ferimento di alcune persone; esso si è avvertito lungo la costa siciliana nella zona di Milazzo e in quella campana nel porto di Marina di Camerota. Il maremoto è stato innescato da una frana sottomarina".

Il maremoto cui si riferisce il geologo è quello che interessò Stromboli il 30 dicembre 2002. Dopo tale fenomeno, l'INGV ha mostrato come si siano verificati 72 movimenti ritenuti anomali negli ultimi duemila anni.

Oggi, l'allarme riguarda soprattutto il risveglio di questo gigante addormentato che, secondo l'opinione comune, starebbe per svegliarsi provocando un'imminente maremoto lungo le coste meridionali.

Tuttavia, almeno stando a quanto sostengono gli esperti, Marsili non si sarebbe affatto svegliato. Inabissato e immobile, non ci sarebbero segnali a destare sospetti. Scongiurato dunque il pericolo tsunami? Sembrerebbe proprio di si. Marsili, Vavilov e gli altri vulcani sommersi nel mar Tirreno, non destano preoccupazioni per l'immediato futuro. Anzi, si pensa a loro come possibile fonte di sfruttamento di energia geotermica.

Entro il 2015, Marsili potrà diventare un importante produttore di energia pulita. Niente timore quindi del rischio tsunami. A destare preoccupazioni, invece, è il Vesuvio. I problemi causati da una sua possibile eruzione sarebbero immediati quanto devastanti.

Ma è meglio affrontare un problema per volta.

Federica Vitale

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