Terremoti, Ingv: lo tsunami del Giappone è arrivato fino al Mediterraneo

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Una notte tranquilla in Emilia Romagna. Solo qualche lieve scossa di terremoto, ma questa mattina, poco prima delle 9 un sisma di magnitudo 3.6 con epicentro ad una profondità di circa 6 chilometri ha riportato la paura tra le popolazioni ospiti nelle tendopoli. Il terremoto di questa mattina è stato avvertito soprattutto a Moglia (MN), Quistello (MN), Cavezzo (MO), Concordia sulla Secchia (MO), Mirandola e San Possidonio (MO).

A parte qualche picco, sembra lentamente affievolirsi lo sciame sismico che da quasi un mese ha investito le regioni del nord Italia. Intanto, mentre gli scienziati si interrogano sulla possibili cause che hanno dato luogo agli eventi sismici anche attraverso l'aiuto dei satelliti, un altro studio ha evidenziato altre conseguenze legate però ad un altro sisma, quello avvenuto l'11 marzo 2011 in Giappone, che ha provocato un violento tsunami.

Oltre al disastro nucleare provocato dall'onda anomala, il violento terremoto che colpì l'isola di Honshu ha dato luogo ad altri effetti che si sono giunti fino a noi. Possibile? Lo dice uno studio effettuato da un gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, realizzato in collaborazione col Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria e del British Antarctic Survey.

Secondo gli esperti, lo tsunami che investì il Giappone è riuscito a propagarsi fino a noi, attraversando lo Stretto di Gibilterra e causando deboli oscillazioni del Mediterraneo. Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e tra i coautori dello studio, ha spiegato il modo in cui tale fenomeno è stato possibile. Dopo aver analizzato i dati mareografici della rete italiana dell’Ispra e quelli delle stazioni internazionali afferenti al Permanent Service for Mean Sea Level, sono stati registrati i segnali legato agli effetti del maremoto del Giappone. L’oscillazione della superficie marina sarebbe arrivata nel Mediterraneo 40-50 ore dopo l’evento sismico.

Secondo Anzidei, l'innalzamento non ha messo a rischio le coste italiane perché "si è trattato di un fenomeno transiente e di piccola ampiezza, dell’ordine di 10-15 cm". Tuttavia, spiega l'Ingv, studi recenti ipotizzano innalzamenti locali del Mar Mediterraneo anche fino a 1,5 m entro la fine secolo per cause climatiche e tettoniche. In che modo lo tsunami giapponese può influenzare tale dato? Spiega l'esperto: "È possibile che si sia verificata una variazione globale del livello del mare in seguito a questo maremoto, tuttavia non esistono ancora studi specifici come avvenuto ad es. per il maremoto di Sumatra del 2004. Ad ogni modo, l’ampiezza della variazione globale sarebbe molto piccola, dell’ordine del millimetro o meno".

Tutti tranquilli, almeno fino a prova contraria.

Francesca Mancuso

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