Terremoto in Giappone: il perché della catastrofe

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Scorrono veloci le immagini della catastrofe. Sono minuti di angoscia e di terrore. Il mondo assiste inerme alle scene di distruzione che un terremoto porta con sé. Spesso accompagnato da uno tsunami. Grazie ai media, oggi, è tutto molto più vicino. Sono scene che ci arrivano dal Giappone quelle che ci rendono inermi davanti agli schermi dei nostri televisori. Poi, dopo l’angoscia iniziale, si fa strada la rabbia. E ci si chiede come l’uomo, oggi, grazie alle sofisticate tecnologie di cui dispone, non possa prevedere un terremoto.

Annosa questione. Correnti di pensiero si scontrano ed incontrano. Ma il risultato è sempre e solo quello. La domanda sorge nel momento in cui la catastrofe ha già portato via con sé migliaia di storie. Ma effettivamente, si possono prevedere i terremoti?

Una scoperta firmata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall’Università RomaTre si è concentrata sulla possibilità di separare quei meccanismi fondamentali che determinano la diminuzione e l’aumento del gas radon rilasciato nei momenti antecedenti un terremoto. Questo studio spiega che la diminuzione di gas radon potrebbe essere all’origine dei processi di frantumazione legati al rilascio del gas stesso, considerato indicatore di un’imminente rottura.

Tuttavia, contrariamente a quanto comunemente si ritiene, oltre che agli aumenti di emissione radon prima di un sisma, si sono spesso osservate anomalie contrarie, ossia una rapida diminuzione di emissione dello stesso gas. Ciò è dovuto ai diversi contesti geologici. Le rocce, infatti, hanno un diverso contenuto di porosità. Dove le rocce contengono piccole quantità di vuoti, queste daranno luogo a rotture con conseguente emissione di radon. Al contrario, laddove le rocce sono meno porose, queste avranno più possibilità di implodere fino a quando non si formeranno delle fratture. Dunque, occorre concentrarsi sui meccanismi fisici delle rocce responsabili della diminuzione e dell’aumento dell’emissione del gas, facilmente osservabili prima di eventi sismici o di eruzioni vulcaniche.

Alla luce di tale studio, ciò che si può stimare con la dovuta approssimazione è la 'probabilità' che in un dato luogo e in dato momento si verifichi un terremoto. L’avanzata tecnologia di cui si dispone, e verso la quale la ricerca è ancora molto attiva e concentrata, dimostra che ogni sforzo di previsione si rivela pressoché vano.

Terremoti come quello di Haiti, dell’isola di Sumatra, della città de L’Aquila e, oggi, del Giappone dimostrano come ancora l’uomo sia ancora vinto dagli eventi naturali. Ecco una lista che fa riflettere sulla frequenza sempre più fitta di terremoti negli ultimi dieci anni:- 26 gennaio 2001: 15.500 morti, sisma di magnitudo 6,9 Richter con epicentro in Bhuj, a nord-ovest dello stato indiano del Gujarat.- 21 maggio 2003: un terremoto di magnitudo 5,8 circa 2.273 morti, 10.243 feriti e oltre un migliaio di dispersi in Algeria.- 26 Dicembre 2003: magnitudo 6.3, 26.271 morti nella città di Bam, sud-est dell’Iran.- 26 Dicembre 2004: Isola indonesiana di Sumatra, devastata da un terremoto di 8,9 gradi che causa oltre 280 mila morti in dodici paesi tra Asia e Africa. - 28 marzo 2005: ancora Sumatra, questa volta la parte occidentale, terremoto di 8,7 gradi della scala Richter, 1.300 vittime.- 8 ottobre 2005: frontiera del Kashmir tra India e Pakistan, 86 mila morti e 40 mila feriti in un terremoto di 7,6 gradi.- 27 maggio 2006: Isola di Giava, Indonesia, terremoto di magnitudo 6,2 sulla scala Richter provoca 6.234 morti, 20.000 feriti e 340.000 sfollati.- 15 agosto 2007: terremoto di 8 gradi della scala Richter devasta la costa del Perù, 513 morti e 1.090 feriti.- 12 maggio 2008: Wenchuan, in Cina, è l’epicentro di un terremoto di 7,8 gradi, 90.000 morti.- 6 aprile 2009: 299 persone muoiono in un terremoto di magnitudo 6,2 che scuote l’Italia centrale, con epicentro l’Abruzzo. La città di L’Aquila è rasa al suolo.- 30 settembre 2009: 3.000 persone muoiono e 450.000 perdono le loro case nell’isola di Sumatra, a seguito di un terremoto di magnitudo 7,6 Richter e 6,8 il giorno successivo.- 7 novembre 2009: 452 morti e 786 feriti dopo un terremoto di 7,9 gradi sulla costa di Port Vila, Vanuatu.- 12 gennaio 2010: Haiti è devastata da un terremoto di magnitudo 7,0 in Richter, il peggiore della sua storia.

Oggi: 11 marzo 2011: Giappone. Scossa di magnitudo 8.9 e successivo tsunami devastano la zona di Miyagi. Non esiste ancora una stima definitiva dei morti e dei dispersi. Allarme nucleare nelle centrali di Fukushima.

Perché i terremoti, dunque, sono diventati sempre più frequenti e distruttivi? Una vera spiegazione non esiste, se non quella meramente geologica. Il motivo del verificarsi di questo continuo stillicidio di spostamenti sismici si presume che sia dovuto all'accumularsi delle varie tensioni delle placche tettoniche. Tali placche compiono dei movimenti che tendono ad allontanarsi le une dalle altre ma, essendo il nostro pianeta sferico, allontanandosi da una placca tendono ad avvicinarsi ad un'altra. Esempio esplicativo la faglia di San Andrea in California, dove due zone tentano di spingersi l'una con l'altra. Queste placche sono destinate a sparire sotto la crosta terrestre ma, essendo anch'esse rocciose, oppongono resistenza prima dell'impatto finale. Potrebbe essere questa una possibile causa delle scosse sempre più frequenti: aprirsi un varco verso il sottosuolo.

Si potrebbe aggiungere anche che i terremoti ci sono sempre stati. Forse, però, quelli di cui si ha notizia sono quelli verificatisi da quando esiste una certa informazione che rende i confini molto più ampi e il mondo decisamente più piccolo, ma anche la strumentazione in grado di registrarli. La loro frequenza potrebbe essere semplicemente il dato di una consapevolezza collettiva che esiste da quando esistono telecomunicazioni e carta stampata. La natura fa il resto.

Federica Vitale

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