Fusione nucleare: il progetto ITER è minacciato da complicazioni e ritardi

Iter tokamak

Iter, uno dei più grandi progetti scientifici degli ultimi decenni, volto a verificare la fattibilità della fusione nucleare come fonte di energia, sta incontrando delle difficoltà a causa delle agenzie che lottano tra di loro per accaparrasi gli appalti, che valgono centinaia di milioni di euro. Questo potrebbe far slittare i tempi previsti per il termine della sperimentazione.

Niente a che vedere con la fusione fredda motore di dispositivi come E-cat, il progetto Iter (International Thermonuclear Experiment Reactor) si basa sul principio della cosiddetta fusione nucleare “calda”, ovvero tradizionale, e usa dei forti campi magnetici generati da un reattore a forma di ciambella, detto tokamak, per indurre un plasma di isotopi di idrogeno a fondere.

Il 13 Dicembre 2011 l’Unione Europea ha concesso un finanziamento pari a 1,3 milioni di euro per l’avvio della sperimentazione nel biennio 2012-2013, con l’esperimento pilota chiamato Fast. Tra i centri di ricerca internazionali impegnati in questo studio c’è anche l’Enea italiano.

Lo scopo finale del progetto è ottenere un quantitativo di energia dieci volte maggiore di quello in ingresso, quindi un Cop pari a 10. Ma questo è previsto dopo lo studio preliminare di Iter, che ha solo il compito di dimostrare la validità concettuale della fusione termonucleare finalizzata alla produzione energetica, con un ricavo modesto, per scopi puramente dimostrativi. Il primo reattore a fusione progettato per l’effettiva produzione energetica è un’altra macchina: Demo.

Queste difficoltà, tuttavia, sembrano rappresentare un reale problema, e rischiano di non far rispettare i tempi del progetto, che aveva come primo termine il biennio 2020-2021 (Iter), e poi la prima metà di questo secolo come traguardo finale di Demo.

Iter in difficoltà

Dall’inizio dei finanziamenti privati (iniziati nel 2006, quindi prima del grosso contributo dell’Ue) il prezzo è infatti quasi triplicato, e attualmente si attesta intorno ai 15 miliardi di euro. Inoltre, invece che mettere a disposizione denaro in contanti, i partner si sono impegnati a contribuire al progetto fornendo pezzi al reattore, ma questo sta ulteriormente complicando burocraticamente l’articolata organizzazione.

Tra tutte le difficoltà incontrate, tuttavia, quella che probabilmente ha causato il ritardo maggiore si è registrata all’inizio della costruzione del tokamak, perché, anche se l’appalto era ormai stato assegnato a Fusion for Energy, l’organizzazione di Iter non poteva rivelare nulla di quello che doveva essere messo in piedi prima della ricezione dei dati dalle altre agenzie nazionali. E, ancora nel 2011, “nemmeno una parte dei dati era stata fornita dalle agenzie” ha dichiarato Rem Haange, direttore tecnico di Iter.

“Chiederemo più tempo solo se sarà assolutamente necessario” ha precisato il direttore, il quale però ammette che potrà ritardare la data di avvio dei primi esperimenti di produzione di potenza, ora prevista per la fine 2027 - inizio 2028.

Tali esperimenti richiedono infatti un isotopo radioattivo dell’idrogeno chiamato trizio, che deve essere prodotto in loco, e l’istallazione dell’impianto di generazione necessario potrebbe slittare per mantenere fisso l’attuale budget. Ma questo ritardo può essere politicamente inaccettabile, afferma Haange, che tuona: “Dobbiamo trovare il modo di recuperare i potenziali ritardi”.

Roberta De Carolis

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