Fusione fredda: nuovo report sull’Hot E-cat al convegno di Pordenone

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Fusione fredda. Come già annunciato, l'E-cat è stato il protagonista di un convegno tenutosi presso il Polo Tecnologico di Pordenone, in occasione del quale Andrea Rossi ha diffuso un altro report (dopo due precedenti versioni poi corrette), sulla versione ad alta temperatura, l’Hot E-cat, datato 9 Ottobre, ma non ci sono firme di terze parti. Non è dunque il documento definitivo promesso da Rossi durante il convegno di Zurigo.

“Questa relazione è rilasciata da Leonardo Corporation, non da una terza parte -ha precisato infatti Rossi all’inizio del report- Test effettuati da una terza parte indipendente verranno rilasciati a completamento degli stessi. […] Si prega di considerare questi valori come ragionevolmente attesi nella conferma del prossimo test indipendente condotto da terze parti”.

In questo documento Rossi ha confermato le modifiche annunciate in seguito al fallimento del test svolto il 6 Settembre di fronte agli svedesi, che di conseguenza avevano poi ritirato la ghiotta offerta di 10 milioni di dollari. L’inventore ha infatti definitivamente eliminato il cilindro interno, effettuando le misure solo sulla superficie esterna, e ha sostituito il Variac con un Triac, come precedentemente annunciato. Su quest’ultimo punto però ancora non sono chiare le motivazioni.

“La strumentazione di misura è stata scelta successivamente al test del 6 Settembre svolto con gli svedesi” ha perfino precisato lo stesso Rossi, lasciando intendere ora con ragionevole certezza che tutte le modifiche apportate al dispositivo sono state effettuate in risposta al fallimento precedente.

Ma anche lo scopo del test sembra diverso, almeno dai precedenti datati 17 Luglio e 7 Agosto. In questi infatti, secondo quanto dichiarato in un comunicato stampa della Prometeon, il Cop (ovvero l’indice di prestazione) era stato volutamente sottostimato a 6, ma l'esperimento non mirava comunque al calcolo di questo indice; il documento del 9 Ottobre, invece, riporta il valore sensibilmente più alto di 11,7: l’energia prodotta in questo caso sarebbe dunque quasi 12 volte maggiore di quella di ingresso.

Rossi ha poi dichiarato che il dispositivo è stato tenuto acceso in totale 328 ore, ma di queste ben 218 in auto sostentamento (circa 9 giorni), ovvero senza necessità di ulteriore alimentazione, e che la temperatura media raggiunta è di 1050°C, in linea con quanto precedentemente affermato.

Le ricerche dunque vanno avanti, ma sui tempi di arrivo sul mercato ancora vige riserbo.

Roberta De Carolis

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