Fusione fredda, Rossi sull'E-Cat: “L’energia termica proviene dalle radiazioni”

rossi radiazioni

Fusione fredda. Andrea Rossi, padre dell'E-Cat ha rilasciato un’intervista a Ruby Carat, editor di Cold Fusion Now, rivelando qualche dettaglio in più sulla sua discussa invenzione chiamata. Durante i trenta minuti di intervista, Rossi ha dichiarato di aver cambiato idea riguardo il funzionamento della sua opera, soprattutto negli ultimi due anni durante i quali sembra ci siano stati gli studi e le modifiche principali. E riguardo alle radiazioni, più volte smentite per poi essere nuovamente tirate in ballo, il padre di E-cat ha ribadito la loro presenza, grazie alla quale è possibile la produzione di energia termica.

È frequente che gli esperimenti scientifici diano risultati inattesi; a volte capita anche che questi siano frutto di errori di procedura, che portano ad inaspettati risvolti (un esempio per tutti la scoperta della penicillina, avvenuta in tutt’altro contesto di ricerca, dovuta in realtà a scarsa attenzione da parte di Fleming, che lasciò la sconosciuta sostanza a contatto con una cultura batterica, salvo poi trovare quest’ultima completamente priva di organismi ancora viventi).

Quello che forse lascia ancora molto perplesso, al di là dei soliti rifiuti di rivelare qualcosa che ci consenta di crederci non come se fosse una fede religiosa, è l’affermazione di Rossi riguardo alle radiazioni. Ci sono o non ci sono? Vengono emesse e poi schermate oppure non ci sono affatto? La fisica dice che quelle emissioni, di tipo gamma se la reazione nucleare realmente avviene, non sono schermabili con soli 2 cm di piombo, come gli inventori sostengono. E la nebbia si infittisce.

Riguardo alla fabbrica di E-cat, che dichiara essere negli Usa, Rossi chiude dicendo: “Non vi dirò dove si trova la mia fabbrica, nemmeno sotto tortura! Il fatto è che tutte le volte che ho dato le informazioni sul nome di un cliente o il nome di un fornitore, questi ultimi sono stati sommersi da decine di migliaia di contatti inopportuni. Potete immaginare i rischi per la sicurezza. Quando sarà in funzione, sarà impossibile nasconderne il funzionamento. Ma per ora, vogliamo lavorare in pace”.

Sulle Lenr, ovvero le reazioni nucleari a bassa energia, sta puntando anche il settore energetico della ricerca scientifica (un esempio per tutti, gli studi di George Miley dell’University of Illinois, che riguardano però le prospettive offerte dal settore per i programmi spaziali del futuro). Se è vero come sembra che il futuro è lì, non c’è da stupirsi come in molti siano in gara per il raggiungimento del goal del secolo, anzi del millennio. Ma chi è sulla strada giusta è ancora da scoprire.

Roberta De Carolis