Quei microbi che vivono da 86 milioni di anni

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86 milioni di anni e non sentirli: basta respirare poco. Almeno questo emerge (è proprio il caso di dire emerge) dai campioni di sedimenti provenienti da 30 metri al di sotto del “pavimento” oceanico del Pacifico.

Un team di scienziati – tra i quali Hans Roy, microbiologo presso la Aarhus University in Danimarca – ha prelevato una lunga colonna di “argilla rossastra” e ne ha misurato la quantità di ossigeno presente in ciascuno strato del cilindro. In conformità ai dati fino ad oggi raccolti i ricercatori sapevano esattamente quale quantità di ossigeno aspettarsi in corrispondenza ai vari gradi di profondità del campione di sedimento. Ed ecco la novità importante: in alcuni punti la quantità di ossigeno presente era minore di quanto ci si aspettasse di trovare. Perché? Chi ha consumato la parte mancante?

Ebbene, da 86 milioni di anni, da quando la forma di vita dominante sul pianeta terra erano i dinosauri, alcuni microbi presenti nel sedimento stanno consumando, molto, molto lentamente, l’ossigeno presente. Sondare le profondità oceaniche, come le calotte polari, consente di fare dei veri e propri viaggi nel tempo, di raccogliere delle “istantanee” dell’ecosistema terra così come era all’epoca in cui si sono formati i sedimenti.

Possiamo considerare il fondale oceanico come un immenso esperimento naturale che va avanti da 86 milioni di anni” spiega Roy. Nella regione dalla quale provengono i campioni, la North Pacific Gyre 1000 Km a nord delle isole Hawaii, pochi microorganismi riescono a sopravvivere, tanto che l’area stessa viene comunemente chiamata “deserto oceanico”. Le sue acque cristalline sono poverissime di nutrienti, tra i quali le alghe che dopo aver finito il loro ciclo vitale si depositano sul fondo andando a costituire la principale fonte di cibo di questi microbi.

Proprio in virtù della scarsità di microorganismi, e del fatto che ci vogliono mille anni perché si accumuli un millimetro di sedimento, le poche alghe presenti vengono “consumate” prima ancora di toccare il fondo. Quel poco che si sedimenta è appena sufficiente a sfamare le esigue comunità microbiche che quindi non riescono a consumare tutto l’ossigeno presente. Gli scienziati si concentrano quindi nel misurare la quantità del gas residuo per rilevare indirettamente il “tasso di consumo” da parte dei microbi.

In particolare nei campioni in questione si è rilevato che oltre 20 metri in profondità nel pavimento oceanico stanno consumando l’ossigeno ad un tasso dello 0.001 micromoli per litro di sedimento ogni anno. “A questa velocità i microbi presenti in un metro cubo di sedimento impiegherebbero circa 10 anni per consumare quello che un uomo medio consuma in un respiro” dice Tori Hoehler.

Lo scienziato ha aggiunto che questa ricerca sta dando importanti informazioni nella ricerca di vita su altri pianeti; dopo aver determinato se un ambiente ha acqua a sufficienza per sostenere la vita bisogna capire, dice Hoehler, se “c’è anche cibo a sufficienza”.

L’obiettivo è valutare attraverso l’esperienza sul nostro pianeta cosa serve “alla vita” per sostenersi su altri pianeti. Che sia in questo o in altri ambienti una cosa è sicura, consumare poco, o quantomeno il giusto, può portare solo benefici, per sé, per gli altri e per il pianeta Terra. Ma cosa si saranno detti i microrganismi in 86 milioni di anni? Che noia…

Andrea Pallini

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