Guppy: svelato uno dei misteri dell'evoluzione

evoluzione pesci

L’attrazione sessuale ha guidato un apparente mistero dell’evoluzione: i maschi dei guppy, piccoli pesci di acqua dolce, sono rimasti sempre di colore arancione, a cavallo di un’evoluzione durata almeno mezzo milione di anni, perché questo è il colore preferito delle femmine. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’University of California (Los Angeles, Usa) guidati da Greg Grether, professore di Ecologia e di Biologia Evolutiva.

Mezzo milione di anni era un arco evolutivo di tempo più che sufficiente perché il colore di questi pesci potesse virare al giallo o al rosso più intenso, eppure non è mai successo. Questa apparente stranezza ha spinto i ricercatori a cercare di capirne il motivo, e per verificare l’ipotesi sessuale hanno mostrato ad un gruppo di femmine dei maschi suddivisi per livelli di drosopterine, uno dei due gruppi di pigmenti responsabili del colore arancio (l’altro è quello dei carotenoidi). Un alto livello conferisce ai maschi una colorazione rossa più intensa, che sbiadisce man mano che il quantitativo di pigmento diminuisce.

Le femmine preferiscono di gran lunga i maschi con livello di drosopterine intermedio -affermano gli autori- Quindi i maschi più vicini a questa tonalità hanno più probabilità di riprodursi”. E questo comporta ovviamente la trasmissione del gene responsabile del livello di pigmenti alla progenie.

La scelta dei pigmenti da usare come monitor è ricaduta sulle drosopterine invece che sui carotenoidi in quanto i primi sono prodotti dai pesci stessi, e questo quindi costituisce un fattore geneticamente ingegnerizzabile, mentre gli altri sono prodotti solo dai vegetali, pertanto introdotti negli organismi animali solo con la dieta. Tra l’altro, vista l’estrema varietà di alghe con quantitativi di pigmento diversi di cui i guppy si nutrono, se il loro colore dipendesse solo dai carotenoidi, si avrebbero pesci di innumerevoli tonalità differenti, cosa che invece non si verifica.

Lo studio è di grande interesse perché dimostra come non sempre l’evoluzione proceda per grandi cambiamenti, fornendo solidi motivi di questo insolito percorso. “La ricerca produce una chiara soluzione al mistero che mi ha reso perplesso per anni” riferisce Grether.

Il lavoro è stato finanziato dalla National Science Foundation, un’agenzia statunitense governativa indipendente fondata nel 1950, che promuove la ricerca attraverso programmi specifici che spaziano dalla biomedicina, all’ingegneria e tecnologia.

La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences.

Roberta De Carolis

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