Ciro: il piccolo dinosauro sottoposto a paleo-autopsia

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L'esemplare di Scipionyx samniticus, soprannominato affettuosamente Ciro, aveva addirittura conquistato la copertina della rivista Nature, nel 1998. In effetti, il suo ritrovamento risaliva a qualche anno prima, precisamente al 1980, quando il suo fossile fu ritrovato a Pietraroia, nei pressi di Benevento.

Il piccolo dinosauro Ciro attirò subito su di sé molta curiosità poiché rivelava dettagli anatomici di tessuti molli che, fino allora, mai erano stati rinvenuti in alcun fossile di dinosauro. Anche per questo motivo, Ciro giunse ad essere considerato il fossile meglio conservato al mondo. Oggi, gli studi effettuati sull'esemplare aprono nuovi orizzonti circa le spiegazioni che l'hanno portato ad avere queste particolarità. Le ricerche si devono ai paleontologi Cristiano Dal Sasso, anche autore della ricerca apparsa su Nature, e Simone Manganuco al quale si deve la pubblicazione di un volume di 300 pagine sui risultati dell'autopsia. La ricerca è stata resa possibile dalla società Italiana di Scienze Naturali e dal Museo di Storia Naturale di Milano.

I dettagli dello studio sono stati illustrati nel corso di una conferenza che ha avuto luogo il 21 giugno nel Museo di Storia Naturale, dove per l'occasione il fossile è stato esposto. La storia del dinosauro è molto breve. Era uscito dal guscio da alcuni giorni quando il mare lo inghiottì. Pare infatti che all'epoca, stiamo parlando di 110 milioni di anni fa, l'Italia fosse solo un arcipelago di isolotti dal clima tropicale. Probabilmente, fu un uragano a devastare la zona in cui si trovava Ciro, travolgendolo.

"Il suo corpo non mostra segni di traumi, né sofferenza. Potrebbe essere annegato a causa delle acque torrenziali che poi lo hanno trascinato in mare", spiega il paleontologo Dal Sasso. In seguito, la carcassa del dinosauro sarebbe stata seppellita sul fondale marino e ricoperto da soffici sedimenti, come fanghi calcarei, che ne hanno favorito una decomposizione limitata ed una mineralizzazione rapida.

Sul fossile è stata effettuata un'autopsia grazie ad innovative tecniche, come la fotografia in luce ultravioletta, una TAC ed una microspia elettronica a scansione. In questo modo si è scoperto che Ciro misurava 50 centimetri di lunghezza e 200 grammi di peso. Ma sono gli organi interni a destare il maggiore interesse. Oltre allo scheletro, i denti e gli artigli, l'esofago e i muscoli, del dinosauro si sono analizzate persino le cellule e i batteri contenuti nell'intestino. È grazie a questa paleo-autopsia che si è appreso che il piccolo dinosauro morì subito dopo essere uscito dal guscio.

Il suo cranio, infatti, presenta ancora la fontanella tipica dei neonati. Inoltre, presenta tuttora una cavità che ospitava la sacca del tuorlo. Spiega Manganuco: "Con queste tecniche abbiamo trovato vertebre di pesci simili a sardine, i resti di un rettile ricoperto di squame e la zampa di una lucertola". Proprio quest'ultima e le sue dimensioni non lasciano ombra di dubbio: Ciro non cacciava le sue prede, ma erano i suoi genitori ad aiutarlo a nutrirsi. E continua il paleontologo: "Pensavamo che questi dinosauri, parenti dei tirannosauri e dei velociraptur, fossero carnivori. Non immaginavamo che si cibassero anche di pesci!" Una breve vita per il piccolo dinosauro. Ma una fonte di interessanti scoperte scientifiche.

Federica Vitale

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