Antichi manoscritti della Bibbia rivelano una storia sconosciuta

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Gli ebrei hanno letto la Bibbia in greco per molto più tempo di quanto finora si pensasse: a riverlarlo alcuni manoscritti (diversi dei quali sono frammenti) di un’antica sinagoga in Egitto, portati a Cambridge alla fine del XIX secolo. I cosiddetti ‘manoscritti di Cairo Genizah’ sono stati conservati finora nella biblioteca dell’Università di Cambridge.

Un progetto finanziato dall’Arts & Humanities Research Council (AHRC), e in via di sviluppo presso il Centre for Advanced Religious and Theological Studies (CARTS) ha raccolto tutto il materiale online, rendendo per la prima volta accessibile agli studiosi sia il testo che l’analisi.

La traduzione della Bibbia dall’ebraico al greco, avvenuta fra il III e il I secolo avanti Cristo è stato uno dei più duraturi successi per la civiltà ebraica - afferma Nicholas de Lange, professore di Studi Ebraici della Facoltà di Teologia e di Studi del Medio ed Estremo Oriente - Lo stesso Cristianesimo non si sarebbe diffuso come invece è successo”.

Finora si pensava che gli ebrei non usassero il greco per le letture pubbliche nelle sinagoghe e per gli studi privati. Invece l’analisi sistematica di questi manoscritti, svolta dallo stesso de Lange, ha portato alla scoperta che 1000 anni dopo la traduzione originale i testi scritti in greco sopravvivevano nelle sinagoghe di lingua greca, nell’Impero Bizantino e anche altrove.

Manoscritti ritrovati in altre librerie confermano quello che si è scoperto a Cambridge, tanto che ormai è chiaro come una varietà di traduzioni in greco fossero diffuse tra gli ebrei nel Medioevo.

Roberta De Carolis

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