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Un fenomeno senza precendenti. È il 30 maggio del 1990, siamo in Belgio a pochi chilometri dall'Olanda. Centinaia di persone, insieme, rimangono ammutolite a guardare.

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Missione Apollo 20. È il 16 agosto 1976, in piena guerra fredda. La Russia e l'America pare abbiano trovato una sorta di tregua (almeno in campo areospaziale). Si va sul cratere Iszak D, ad esaminare qualcosa di misterioso. La squadra è composta dall’astronauta William Rutledge, da Leona Snyder, scienziata-antropologa della Bell Labs e dal cosmonauta sovietico Alexei Leonov, noto negli ambienti NASA per le sue numerose missioni spaziali Vosjod 2, Salyut 1 e 4, Soyuz 11 e con 'Apollo19-Soyuz' avvenuta un anno prima.

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Molto probabilmente si tratta dell'avvistamento Ufo più inredibile della storia. Perchè a testimoniarlo furono circa 10 mila persone, residenti nel Nevada e nell'Arizona, ma soprattutto a Phoenix.Un caso che coinvolse anche lo stato del New Mexico, ma che la stampa ignorò, quasi sprovvista dei regolari criteri selettivi di una notizia. Insomma, arrivano gli alieni, qualche quotidiano dovrà pur raccontarlo. E invece no: cala il silenzio. Si sveglia solo dopo tre mesi Usa Today, che in prima pagina ci schiaffa un bel pezzo sul fatto, quasi scaduto ormai, ma che riesce comunque a sollevare domande, interrogativi.

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