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21 Dicembre 2012: “Avverrà un cambio di frequenza che si verifica costantemente sul pianeta, attraverso fenomeni naturali (equinozi, solstizi, ecc.), uno scambio di energie nella terra ma anche dentro l’uomo: il mondo si avvierà verso un’evoluzione di tipo spirituale”. Questo afferma Quetza Sha, lo sciamano Maya, in questi giorni a Roma per una serie di incontri e intervistato da Libero riguardo la fine del mondo.

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La civiltà Maya ha dato prova di stupefacenti calcoli astronomici in molti casi talmente perfetti che, secondo gli studiosi, il loro calendario risulterebbe addirittura più preciso del nostro. Senza tener conto delle perfette individuazioni dei movimenti di alcuni pianeti, quali Venere, le cui orbite eccentriche rendono difficili i calcoli, soprattutto con i mezzi maya che gli archeologi per tradizione definiscono alquanto scarni.

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«It’s the end of the world as we know it and I feel fine», «è la fine del mondo come lo conosciamo e io sto bene» così cantavano I R.E.M. (da poco scioltisi) nella loro «It’s the end of the world» ripresa anche da Ligabue con «A che ora è la fine del mondo?». La fine del mondo è una canzone, anzi più canzoni. E in questi giorni se ne parla ancora di più visto che secondo Harold Camping domani, 21 ottobre, sarà una data da non dimenticare.

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Possiamo essere certi che il mondo intero, con l’eccezione degli eletti destinati alla salvezza, è sotto il giudizio di Dio, e che sarà distrutto il prossimo 21 ottobre, nell’ultimo giorno dell’attuale periodo di cinque mesi. Sono queste le profetiche, e poco rassicuranti, parole del reverendo Harold Camping, il responsabile del network statunitense Family Radio.

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Come di consueto, le storie riguardanti gli Ufo attirano reazioni contrastanti: chi è curioso ne è entusiasta; chi è scettico disillude quanti ci credono e si affretta a liquidare l’evento come privo d'interesse. Questa volta però la notizia giunge da una punta di diamante della ricerca oceanografica. Si tratta del ricercatore svedese Peter Lindberg. La sua scoperta ruota attorno al ritrovamento sul fondo dell’oceano di qualcosa molto simile ad un disco volante.

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