Stonehenge come la Mecca? Una nuova interpretazione

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Un nuovo modo, tra gli altri, di considerare Stonehenge. Se l'antico e misterioso sito fosse stato, in realtà, una Mecca, un luogo religioso di pellegrinaggio? E che quei lastroni, oggi orgogliosi testimoni di un enigma preistorico, siano state le basi per una costruzione più complessa e su di essi poggiata? Se questa teoria dovesse rivelarsi vera, a quanto pare, nel corso degli anni tutti abbiamo interpretato Stonehenge nel modo sbagliato.

Julian Spalding, un critico d'arte inglese, è responsabile dell'aver delineato questa alternativa intrigante ed originale sull'antica costruzione. La sua nuova ipotesi, quindi, si allinea alle numerose precedenti versioni che hanno voluto dare una spiegazione ai megaliti. Stonehenge è stato definito un cimitero, un calendario, un sito di guarigione, un terreno di caccia e un monumento cerimoniale. Ma la lista è ancor più lunga.

La teoria più comune è che Stonehenge sia stata utilizzata per celebrare l'alba e il tramonto durante l'estate. Anche se alcuni storici favoriscono l'idea che sia stato utilizzato anche come altare circolare per incoraggiare il debole Sole a sorgere in pieno inverno. I monoliti di Stonehenge, infatti, sono noti per alcuni importanti allineamenti astronomici; è questo il motivo per cui così tante teorie associano il sito al Sole.

Ma gli archeologi hanno recentemente scoperto l'esistenza di una Stonehenge “gemella” e costruita in legno, a circa un chilometro di distanza dalla più famosa struttura megalitica. Si ritiene che anche questa sia stata costruita quasi contemporaneamente, circa 4.500 anni fa. Secondo quanto sostiene Spalding, gli storici moderni hanno commesso un errore fondamentale. "Le attuali teorie su Stonehenge si basano sulla ricerca sul terreno, ovvero una struttura moderna, un punto di vista materialistico, e non al cielo, che era la nostra antica percezione di elevazione della mente”, spiega l'autore del nuovo studio.

I pilastri a forma di T di Gobekli Tepe, l'elevato altopiano delle Linee di Nazca in Perù e l'altare circolare di Pechino, oltre a tutti i grandi altari rialzati del passato, suggeriscono che le persone che hanno costruito Stonehenge non avrebbero mai eseguito cerimonie celesti in piedi sulla umile terra. "Sarebbe stato inimmaginabile e offensivo per gli esseri immortali", spiega lo studioso. Spalding, quindi, ritiene che le pietre fossero dei "supporti" per un altare di legno, utilizzato per scopi religiosi. "Stonehenge era, molto probabilmente, un altare circolare rialzato in legno, immensamente rafforzato con l'aggiunta di supporti in pietra, che ha consentito di accogliere il peso di migliaia di fedeli che arrivavano da ogni parte del regno, come un'antica Mecca sui trampoli".

Una teoria innegabilmente creativa, ma che inevitabilmente ha provocato una reazione scettica da parte degli archeologi. Sebbene non ci sia nulla di effettivamente provato, è anche plausibile il contrario, ovvero che non sia necessariamente scorretto pensare in tal modo al sito archeologico. "Ci potrebbe essere qualcosa di vero. C'è la possibilità, ovviamente”, afferma l'archeologo Aubrey Burl. “Potrebbe avere ragione”.

Il problema è che non vi sono prove sufficienti per dimostrare un'altra, l'ennesima, delle teorie che turbinano intorno a Stonehenge. Il che significa che, per ora, quella di Spalding potrebbe semplicemente essere aggiunta alla lista.

Federica Vitale

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