Fuga da Alcatraz: la prima conferma del mito?

Alcatraz

È l’11 giugno 1962, siamo ad Alcatraz: tre detenuti, Frank Lee Morris e i fratelli Clarence e John Anglin, vanno a riposare nelle loro celle. Ma la mattina dopo di loro non c’è più traccia. Un buco nel cemento e la fuga, l’unica dalla prigione sull’isola nella baia di San Francisco. Sono annegati? Un modello al pc messo a punto della Delft University of Technology (Paesi Bassi) dimostrerebbe che i tre potrebbero realmente avercela fatta.

Fedor Baart, esperto di simulazione, ha calcolato la portata d’acqua attorno ad Alcatraz quella notte, e usato un simulatore di traiettorie per analizzare le potenziali portate d’acqua sulle strade dei fuggitivi. “Confermiamo: mito plausibile!scrive il collega Rolf Hut sul suo blog. Lo studio ha analizzato diverse possibilità, dimostrando che è esistita una finestra temporale nella quale i detenuti potrebbero avercela fatta.

Nel peggiore dei casi la fuga di Lee Morris e compagni sarebbe stata inutile, considerando solo il movimento delle maree, questo prima delle 23 e dopo la mezzanotte. Ma tra le due ore considerate il modello dimostra che i detenuti potevano trovarsi abbastanza vicino alla riva per avere una possibilità di sopravvivere.

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Nel migliore dei casi, inoltre, i fuggitivi sono andati verso nord con una velocità di circa 1 km all’ora, uno sforzo quasi olimpionico, ma ancora nelle possibilità umane. E in tale scenario è molto probabile che siano sopravvissuti. Diversi indizi dicono inoltre che questa traiettoria in realtà è concretamente possibile.

Infatti alcuni effetti personali dei tre uomini, nonché una pagaia, sono stati ritrovati presso l’Angel Island, che si trova proprio verso nord. Le maree in quella fascia oraria, supponendo che i detenuti siano fuggiti alle 23.30, avrebbero poi potuto spingerli verso il ponte Golden Gate, rendendo molto più semplice il salvataggio.

­Entrambe le simulazioni sono state effettuate con 50 barche virtuali rilasciate ogni ora dalla posizione in cui i fuggitivi sono entrati in acqua. E darebbero una speranza di salvezza ai tre uomini. Dei quali comunque non si è saputo più nulla.

Il mistero, dunque, resta.

Roberta De Carolis

Foto: Rolf Hut

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