Le pozioni magiche di Shakespeare esistono davvero?

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Avvelenamento, morte apparente, innamoramento: gli effetti prodotti dalle pozioni magiche nelle opere di Shakespeare sono i più vari. Ma quale riscontro hanno nella realtà?

Oggetto di discussione è a quali specifiche sostanze il commediografo abbia fatto riferimento nelle sue commedie e se queste abbiano o meno nella realtà l'effetto desiderato. I 400 anni di progresso scientifico maturati dal periodo in cui Shakespeare scrisse le sue opere possono aiutare a fornire risposte in merito? realmente possibile versare veleno nell'orecchio di una persona che dorme senza svegliarla come è accaduto al padre di Amleto? Può una droga far innamorare di qualcuno che altrimenti non si sarebbe proprio preso in considerazione come nel caso di Titania? Ed esiste una sostanza che può far sembrare una persona morta senza arrecarle però alcun danno, come è avvenuto a Giulietta?

1. Partiamo dal considerare il primo caso, quello dell'avvelenamento del padre di Amleto durante il sonno. Nel 1950 uno specialista britannico nell'anatomia dell'orecchio ha esaminato con cura l'episodio, in uno scritto intitolato "Shakespeare su orecchio, naso e gola" in cui, facendo riferimento alle descrizioni della vicenda presenti nella commedia, sostiene che l'avvelenamento debba essersi verificato mentre il padre di Amleto si trovava nella fase di sonno profondo. Se inoltre, prosegue lo studioso, la sostanza era oleosa e la fiala, tenuta in mano da Claudio l'assassino, si trovava a temperatura corporea, è allora possibile credere che il padre di Amleto non si sia svegliato mentre il veleno veniva versato nel suo orecchio.

Un altro punto di discussione riguarda il tipo di sostanza venefica cui Shakespeare possa aver fatto riferimento con il termine "habenon". Candidati plausibili sono cicuta, ebano, belladonna, giusquiamo. Le foglie, la corteccia e le bacche della cicuta e della belladonna sono velenose. L'ebano è più debole e contiene resina, non il "succo" cui fa riferiemnto Shakespeare. Il giusquiamo fa parte della stessa famiglia delle patate, del tabacco e del pomodoro: in piccole quantità viene utilizzato in medicina per combattere i disturbi a livello gastro-intestinale. Il suo componente principale è la ioscina, la quale, assunta in concentrato molto ristretto, può risultare letale per le galline, ma anche per gli esseri umani.

Nel 1918, un ricercatore della John Hopkins University, David Macht, ha studiato l'assorbimento attraverso varie parti del corpo di sostanze stupefacenti e di medicazioni ed in una serie di esperimenti ha somministrato ai cani diverse sostanze attraverso vari orifizi e poi ha cronometrato la velocità con cui si manifestavano i sintomi nei cani. Numerose sostanze, incluse la nicotina e la belladonna, possono venire assorbite attraverso l'orecchio e il ricercatore ha notato che una blanda tintura di giusquiamo veniva utilizzata anche per curare il mal d'orecchio, proprio attraverso l'applicazione sull'orecchio stesso. In uno studio molto più recente, risalente al 2002, il ricercatore argentino Basilo Aristidis Kotsias ha ipotizzato che Claudio, fratello di Amleto, fosse venuto a conoscenza del fatto che il re soffriva per la perdita di udito ed avesse intuito che un orecchio danneggiato poteva essere la via ideale per introdurre il veleno.

2. Prendiamo in esame un'altra commedia di Shakespeare, "Sogno di una notte di mezza estate", in cui a Titania, regina delle Fate, viene spremuto sugli occhi il succo di un fiore per ordine del re degli Elfi. Attraverso questo artificio, Titania si innamora della prima cosa che vede al risveglio, un contadino con la testa di asino. Tra i prodotti di erboristeria di età elisabettiana sono citate varie piante ritenute in grado di suscitare attrazione e desiderio, dai semi di ortica alle patate dolci, ma in questo caso Shakespeare dice che si tratta della viola del pensiero, Viola tricolor. Questa contiene diversi principi attivi, inclusi flavonoidi, acidi carbossilici e tannini. Sebbene nella medicina popolare ci sia la tradizione di utilizzare questo fiore per la cura dell'asma e di altri problemi respiratori, non c'è alcun riferimento al fatto che esso abbia anche la capacità di far innamorare.

3. Romeo e Giulietta, invece, non hanno avuto bisogno di alcuna pozione magica per innamorarsi l'uno dell'altra. Giulietta tuttavia ha assunto una misteriosa sostanza per far credere ai propri familiari di essere morta, piano che come ben sappiamo è poi fallito nel momento in cui a trovarla in quello stato di morte apparente è stato Romeo, che ha di conseguenza deciso di porre fine alla propria vita.

Quale sostanza ha assunto Giulietta? Probabilmente si trattava dell'Atropa belladonna. Nel 1597, nel suo libro "The Herball or General Historie of Plantes", John Gerarde scrisse che una piccola quantità di questa pianta, se assunta, conduce alla pazzia, una dose più elevata provoca un sonno di morte ed una quantità eccessiva può uccidere. Altre possibili piante cui si è pensato in passato sono i semi del giunco di palude, che si riteneva potessero uccidere le pantere e i lupi, ma non gli esseri umani. Né la belladonna, né il giunco di palude, però, sono in grado di indurre uno stato di coma ed un battito cardiaco così rallentato da far sembrare la persona morta.

In realtà non potremo mai sapere se le pozioni di cui si parla nelle commedie siano basate su sostanze reali e, se sì, a quali Shakespeare faccia riferimento ed in quale modo queste abbiano agito. Ma forse è meglio così. Dopotutto egli ha scritto una raccolta di commedie e sonetti attraverso i quali ha potuto esplorare la condizione umana, senza mai lontanamente pensare di redigere anche un trattato di erboristeria.

Francesca Di Giorgio

Foto: Bbc.com

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