8 storie di sopravvivenza che hanno davvero dell’incredibile

sos

Quando si parla di sopravvivenza sulle isole deserte, il più delle volte il primo pensiero va ai protagonisti di film e reality show. Sopravvivenza, però, non è solo questo, ma è legata anche a storie di vita reale. Storie difficili, dalle quali i naufraghi sono usciti indeboliti o addirittura straziati. Abbiamo raccolto per voi le storie di alcune persone che hanno provato sulla loro pelle questo tipo di esperienza.

1. Una delle storie di sopravvivenza più recenti è sicuramente quella di José Salvador Alvarenga, un uomo di El Salvador che, dopo essersi perso in mare, è stato per 13 mesi su un piccolo atollo di Ebon, nelle Isole Marshall, ed è riuscito a sopravvivere mangiando pesci e bevendo il sangue di uccelli, che uccideva con strumenti rudimentali che si era creato da solo. Alvarenga diventò naufrago durante una spedizione a caccia di squali, in seguito ad una tempesta. Poiché nel giorno del ritrovamento fu visitato e i medici lo trovarono in buona salute, molti ancora oggi non credono alla sua storia. Per questo motivo è stata aperta un'inchiesta per accertarsi di cosa è accaduto realmente durante quei 13 mesi.

2. La storia di sopravvivenza di Alexander Selkirk è senza dubbio più conosciuta della precedente. Fu proprio questa storia di vita vissuta, infatti, ad ispirare Daniel Defoe per "Robinson Crusoe". Selkirk, a differenza di altri naufraghi, non è capitato per caso sull'isola, ma ha scelto di vivere da naufrago, dopo aver notato che la sua nave non era più idonea ad affrontare un nuovo viaggio. Prima del salvataggio, l'uomo trascorse più di quattro anni da solo sulla Juan Fernández Island e lì imparò a vivere sfruttando quello che la natura aveva da offrirgli. Anche se si adattò bene a quel tipo di vita, non di rado fu preso da grandi periodi di solitudine e di rimorso.

3. Ada Blackjack, una donna originaria dell'Alaska, riuscì a sopravvivere per ben due anni sulla Wrangel Island nel nord della Siberia. Ada giunge in questo posto come cuoca e sarta di una spedizione per rivendicare l'isola, organizzata dall'esploratore artico Vilhjalmur Stefansson. Fu lo stesso Stefansson a salvarla diverso tempo dopo.

4. Tom Neale invece si arenò volontariamente su un atollo dell' isola di Anchorage. Visse su questa isola per ben 16 anni. Di ritorno a casa, decise di raccontare la sua storia in una autobiografia, che intitolò An Island to Oneself.

5. Una delle storie di sopravvivenza più belle di tutti i tempi è quella di Ernest Shackleton e del suo equipaggio. Capo della Imperial Trans-Antarctic Expedition, Shackleton si arenò con il suo equipaggio nei pressi di un'isola antartica, l'isola di Elephant. Il capitano e i suoi, si trovarono soli in questo posto deserto dopo che la nave fu schiacciata da un enorme pezzo di ghiaccio marino. I naufraghi cercarono subito di chiedere aiuto, sei di essi salirono su una scialuppa di salvataggio per raggiungere l'isola abitata più vicina. Prima di riuscirci passarono ben 17 giorni. Durante questo tempo l'equipaggio di Shackleton aspettò con ansia il ritorno dei sei compagni, i quali appena arrivati sull'isola chiesero aiuto e tornarono a riprendere il resto della squadra.

6. La storia di Steven Callahan ci mostra come un marinaio sia riuscito a sopravvivere per 76 giorni nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico su di una zattera di salvataggio gonfiabile che misurava soli 6 metri di larghezza. Lo sventurato marinaio, si trovò in questa condizione dopo aver distrutto la sua nave durante una collisione con una balena. Di ritorno a casa decise di raccontare la sua esperienza di sopravvivenza nel libro Adrift: Seventy-Six Days Lost at Sea.

7. Marguerite de La Rocque abbandonata dallo zio su un'isola al largo delle coste del Quebec per motivi di ordine sociale e religioso, riuscì a sopravvivere in questo posto deserto nutrendosi di animali selvatici e pesci.

8. Otokichi era invece il membro dell'equipaggio di una nave giapponese adibita al trasporto di riso. Il mezzo naufragò in una tempesta nel 1832 e gli unici tre superstiti, Otokichi e altri due colleghi furono ridotti in schiavitù da una tribù indiana. Dopo varie peripezie, riuscirono a ritornare in Giappone a distanza 17 anni. Oggi, Otokichi e i suoi amici sono seppelliti all'interno del Parco Cimiteriale di Singapore.

Italia Imbimbo

LEGGI anche:

- Naufrago per 13 mesi nel Pacifico: i dubbi

Cerca