L’abdicazione del Papa tra leggende e profezie

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Le dimissioni di Papa Benedetto XVI hanno scosso l’opinione pubblica e tornano alla mente profezie e leggende su un’ipotetica fine del mondo legata a questo incredibile evento. Tra questi racconti uno dei più famosi e apparentemente attinenti a quello che stiamo vivendo è la profezia di Malachia, che collocherebbe le dimissioni di un Papa alle porte della distruzione di questo nostro pianeta. Ma non è questa l’unica leggenda che torna alla ribalta.

San Malachia, vissuto nel XII secolo, avrebbe redatto una lista cronologica dei Papi, a partire da Celestino II, suo contemporaneo. Il testo sembrerebbe riportare 111 pontefici (o 112) descritti attraverso brevi frasi in latino, che coinciderebbero perfettamente con i Papi realmente esistiti. Secondo un’interpretazione degli epiteti del santo, Benedetto XVI sarebbe proprio il penultimo Papa, prima di ‘Petrus Romanus’, il cui pontificato si concluderebbe proprio con la distruzione della città di Roma e presumibilmente la fine del mondo. E così, archiviati i Maja, ci troveremmo di nuovo ad attendere l’Apocalisse.

Ma c’è di più: il testo sembra evocare un’altra profezia, quella della monaca di Dresda, nella quale la descrizione della distruzione di Roma sembra ricalcare quella di Malachia. Ma, fermo restando che gli scenari apocalittici difficilmente si differenziano tra di loro in modo sostanziale, sembra che la suora fosse semianalfabeta e che quindi il suo scritto sia stato redatto o durante uno stato di trance, o, più verosimilmente, da qualcun altro (volendo successivo a lei). Inoltre, anche ritenendo attendibile la fonte, la fine del mondo sarebbe stata collocata nel 3033 dopo Cristo.

Molte cose, comunque, non tornano nemmeno sulla profezia di Malachia: innanzitutto il testo sembra essere un falso postumo redatto per influenzare i Cardinali sulla scelta del successore di Pietro del 1590, ma di per sé questo non basterebbe a frenare gli animi degli scaramantici che continuerebbero a leggere nello scritto un futuro tanto temuto.

Tenuto conto comunque che nessuno ha mai parlato di abdicazione, che quindi non sarebbe un evento di per sé premonitorio, quello che lascia perplessi gli scettici sono proprio gli epiteti con cui sono descritti i Papi, tanto misteriosi quando suscettibili delle più diverse interpretazioni. E come la Sibilla Cumana riusciva a scrivere sempre profezie corrette solo spostando una parola (“Ibis, redibis, in bello non morieris” diventava “Ibis, non redibis, in bello morieris”), cosa ci fa pensare che tutto questo non segua un analogo e perverso meccanismo?

Roberta De Carolis

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