Maya: la loro fine del mondo provocata dalla siccita'

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La fine del mondo per i Maya non fu provocata da allineamenti planetari, né da asteroidi in rotta di collisione con la Terra. I nemici numero uno dell'antico e misterioso popolo furono i cambiamenti climatici e la siccità. Ad aver concorso alla scomparsa della civiltà Maya classica fu dunque il clima. Da tempo tale ipotesi è al vaglio dei ricercatori e adesso è stata confermata da un nuovo studio, condotto presso la Penn State University.

Il ruolo dei cambiamenti climatici nella scomparsa della civiltà Maya, che va dal 300 d.C all'anno Mille, è stato controverso per decenni a causa della mancanza di prove sul clima e di testimonianze archeologiche. Ma un team internazionale di archeologi e ricercatori di scienze della terra ha realizzato una sorta di calendario dei dati climatici degli ultimi 2000 anni, che ha mostrato come il complesso sistema politico Maya si sia disintegrato in risposta ai cambiamenti climatici.

La minaccia dunque non viene dall'esterno, dal cielo, come negli ultimi anni si è ritenuto soprattutto riferendosi alla data del 21 dicembre 2012. In un articolo pubblicato il 9 novembre dalla rivista Science, i ricercatori hanno spiegato di aver ricostruito i record delle piogge ossia il loro andamento dai campioni raccolti dalle stalagmiti di Yok Balum Cave, che si trova circa tre miglia dalla città di Uxbenka, nelle pianure tropicali Maya a sud del Belize. Hanno poi confrontato i loro risultati con le storie scolpite sui monumenti di pietra delle città maya di tutta la regione. Nel bene e nel male, il clima è stato il protagonista dell'intera storia dei Maya. Fin dalle loro origini.

Analizzando la stalagmite, i ricercatori sono stati in grado di stabilire i livelli di pioggia degli ultimi 2.000 anni. Hanno così scoperto che durante il primo periodo della civiltà classica Maya, questa regione del mondo era fin troppo bagnata dalla precipitazioni. E proprio l'abbondanza di piogge avrebbe favorito l'espansione dell'impero dei Maya. Dopo il 660 dC, però, le cose cominciarono a cambiare. Il clima generale iniziò a diventare più secco, con più frequenti periodi di siccità.

Yok Balum Cave

"Quantità insolitamente elevate di precipitazioni hanno favorito un aumento della produzione alimentare e un'esplosione della popolazione tra il 450 dC e 660", ha detto Douglas Kennett, autore principale della ricerca e professore di antropologia presso la Penn State University. "Ciò ha portato alla proliferazione di città come Tikal, Copan e Caracol attraverso le pianure Maya. I nuovi dati sul clima indicano che questo periodo salubre fu seguito da una generale tendenza alla siccità, della durata di quattro secoli”.

La mancanza d'acqua provocò allora un enorme calo della produttività agricola che a lungo andare contribuì alla frammentazione sociale e al collasso politico della società Maya. La siccità più grave è datata tra il 1020 e il 1100 dC, secondo i dati dei ricercatori e potrebbe essere associata al declino della diffusione della popolazione, con l'aumento dell'instabilità politica, che sfociò anche nella guerra. Infatti, nel corso dei secoli, secondo Kennett, le città subirono un calo delle loro popolazioni e i re Maya persero il loro potere e la loro influenza.

Molto è stato detto sulla cosiddetta apocalisse del 2012, ma per i 'veri' Maya la fine del mondo fu sancita da un lungo periodo di siccità, lenta e a cavallo di diverse epoche storiche.

Nessun 21 dicembre per loro, ma una lunga agonia che ha portato alla loro apocalisse.

Lo studio è stato finanziato dalla National Science Foundation, dall'European Research Council, dalla Swiss National Science Foundation, dalla German Science Foundation e dall'Alphawood Foundation.

Francesca Mancuso

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