Su Marte alla ricerca di DNA alieno

marte via aliena

Inviare su Marte una macchina in grado di sequenziare l'eventuale DNA presente nel sottosuolo del Pianeta Rosso: è questa la nuova sfida lanciata da Craig Venter, genetista statunitense già balzato agli onori della cronaca per il sequenziamento del genoma umano nel 2001 e per la creazione della prima cellula “artificiale” nel 2010.

Venter, in un seminario tenutosi la settimana scorsa alla Wired Health Conference a New York, ha dichiarato di essere praticamente certo dell'esistenza di forme di vita basate sul DNA su Marte, e di aver iniziato, insieme ai suoi collaboratori della Synthetic Genomics, dei test preliminari in siti terrestri particolarmente simili all'ambiente marziano, come ad esempio il deserto del Mojave.

Scopo di questi test è dimostrare la fattibilità di un sistema robotico completamente autonomo in grado di isolare microrganismi presenti in campioni di terreno, sequenziarne il DNA ed inviare le informazioni così ottenute sul codice genetico a un computer remoto (nel caso della missione vera e propria, si tratterebbe ovviamente di riuscire a ritrasmettere i dati sulla Terra). Il passo finale sarebbe quello di ricostruire l'organismo a partire dalla sequenza di DNA campionata (Venter ha battezzato l'intero processo teletrasporto biologico, a sottolineare il fatto che l'eventuale forma di vita sarebbe “scansionata” su Marte e “fotocopiata” sulla Terra).

Nessuna sonda finora inviata su Marte (compreso lo stesso Mars Science Laboratory - meglio noto come Curiosity - all'opera in questi mesi sul pianeta) ha avuto a disposizione uno strumento per il sequenziamento del DNA Venter spera che il prossimo rover, previsto dalla NASA per il 2018, potrà avere a bordo un simile dispositivo. L'alternativa sarebbe quella di progettare una missione cosiddetta “sample-return”, che riporti sulla Terra dei campioni da analizzare in laboratorio, anche se vi sono problemi legati alla possibile contaminazione dei campioni da parte dei batteri e microbi terrestri.

L'eventuale sequenziatore marziano si troverebbe ad operare in condizioni ambientali estreme: la temperatura sul pianeta può scendere fino ai -140°C in inverno, e la pressione atmosferica è meno dell'un percento di quella terrestre. L'assenza di ozono permette inoltre alla letale radiazione ultravioletta proveniente dal Sole di giungere fino al suolo.

sequenziamento marte

Vi sono poi due ulteriori problemi, nonostante l'ottimismo predicato da Venter: presupponendo che esista, o sia esistita, vita su Marte, essa era basata sul DNA come avviene sulla Terra? E, se fosse esistita nel passato, il suo materiale genetico avrebbe potuto conservarsi nell'inospitale clima marziano? Dal momento che la molecola di DNA degrada in pochi milioni di anni anche in condizioni ottimali, si rende necessario essere il più possibili sicuri sulle risposte ai precedenti quesiti, prima di inviare un tale strumento su Marte.

Venter in realtà non è solo: anche Jonathan Rothberg, a capo della Ion Torrent, in collaborazione con il MIT sta realizzando un sequenziatore di DNA da inviare sul pianeta. L'attuale approccio della NASA prevede la ricerca di vita passata. In molti sono reticenti riguardo alla possibilità di vita attuale. afferma Christopher Carr del MIT “Forse stiamo facendo un passo più lungo della gamba, ma siamo determinati a fare quel passo!

Carr definisce quella del sequenziatore una missione ad alto rischio ed alto profitto: potrebbe non trovare nulla di interessante, così come potrebbe invece diventare una pietra miliare nella storia della scienza.

Stefano Dell'Oro

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