21 dicembre, Maya: nessuna fine del mondo

calendario azt

Il mondo non finirà il 21 dicembre 2012. A sostenerlo è una rilettura del calendario maya messo stavolta a confronto con quello di un'altra importante civiltà. Diana Magaloni Kerpel, direttrice del National Museum of Antropology di Mexico City, si riferisce a quello che è considerato il simbolo dell'America Latina: erroneamente denominata "Calendario Azteco", la Pietra del Sole è una delle attrazioni più enigmatiche del museo da lei curato.

"Non è un calendario. È l'immagine dello spazio e del tempo. È l'immagine di come gli Aztechi concepivano se stessi come il centro dello spazio e del tempo. C'è un viso nel centro, ossia il cosmo. I Maya non avrebbero fatto altrettanto", spiega la direttrice. E i Maya profetizzarono una fine che non doveva essere effettivamente una fine, quanto un inizio. Quindi, occorrerebbe ben interpretare le tante ipotesi che circolano in rete sulle probabili codificazioni più o meno veritiere. Tuttavia, considerando le varie realtà dell'antica Mesoamerica, le due diverse culture, quella Azteca e quella Maya, hanno destato un certo interesse e clamore riguardo le loro profezie. Sebbene sviluppatesi a distanza di almeno 500 anni l'una dall'altra.

"Ci sono delle fusioni tra le due culture. È come paragonare l'Inghilterra al tempo della Guerra delle Rose ai Romani o i Romani ai Greci al tempo di Pericle", chiarisce Stephen Houston, studioso della cultura Maya presso la Brown University. "Sono dei periodi molto diversi, separati da considerevoli distanze. Le società avevano molte caratteristiche in comune ma erano organizzate in modi diversi". Per esempio, in comune con i Greci, i Maya erano un'antica civiltà con un impero riunito sotto potenti città-stato come Tikal e Calakmul. Il loro sistema matematico era diverso dal nostro e l'arte era decisamente realistica. Al contrario, gli Aztechi, chiamati anche Mexica, erano molto simili alla civiltà romana, centralmente organizzati e guidati da un'unica città, considerata la sede dei centri di potere.

La mitologia Azteca è sicuramente più sanguinaria di quella maya. E molto simile a quello che oggi l'immaginario collettivo attribuisce erroneamente ai Maya. Spesso, infatti, i Mexica pronosticarono la fine del mondo e sempre cercarono di prevenirla, magari con qualche sacrificio umano. I Maya, al contrario, possedevano un'arte più lineare, incentrata sulle caratteristiche umane, sul dettaglio piuttosto che sulle immagini cruente.

I Maya possedevano due tipi di calendari: uno di 365 giorni e l'altro di 260. Ciò faceva in modo che ogni giorno avesse due nomi che, ogni 52 anni, si azzeravano. Diversamente dagli Aztechi, i Maya usavano un sistema di "conteggio lungo" che aggiungeva un numerale alla fine di un ciclo per mantenere costante il numero degli anni, proprio come il calendario cristiano. Questo modo di contare ci dà la possibilità di giungere al 2012. I Mexica invece utilizzavano un calendario che semplicemente azzerava la fine del ciclo. Per questa antica civiltà, dunque, il 2012 non avrebbe potuto esistere.

Ecco il motivo che spinge a considerare il popolo Azteco come il fautore dell'apocalisse. Per i Maya non esistevano cataclismi che portassero alla fine. E il 2012 era semplicemente una data che avrebbe azzerato il conto, come per noi lo fu il 2000. L'isteria che si cela dietro al 2012 potrebbe venire riconsiderata se si tenesse conto di questo.

I Maya non furono premonitori di una fine, ma vedevano un significato diverso in ogni giorno. I popoli della Mesoamerica avevano questo in comune. "Il mondo sta per finire. Questa è un'idea del 21esimo secolo", afferma Diana Magaloni Kerpel. "Non è la fine del mondo. È la fine dei cicli del tempo. I Maya amavano questo tipo di calcoli e scoprirono l'universo attraverso di essi".

Insomma, che fossero proprio gli Aztechi a sostenere la tesi della fine del mondo?

Federica Vitale

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