Lo yeti esiste? Lo dira' il DNA

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Lo Yeti, il mostro mitologico che la leggenda ritiene abitante dell’Himalaya, è ora oggetto di una ricerca scientifica basata sull’analisi del Dna di possibili suoi resti in zone dove ci sono state in passato segnalazioni della sua presenza. Il team di ricerca, composto da studiosi dell’Università di Oxford dell’Università di Losanna, è guidato da Bryan Sykes, genetista presso l’ateneo inglese, e Michel Sartori, del Museo di Zoologia.

La creatura, nota anche con l’appellativo di ‘Abominevole Uomo delle Nevi’, è diventata un cardine dell’immaginario collettivo da quando il Tenente Colonnello Charles Kenneth Howard-Bury, militare inglese alla guida di una spedizione sul Monte Everest, raccontò di aver visto un’ombra scura aggirarsi nei paragi, e di aver poi osservato sulla neve orme giganti dalla forma vagamente umana. Era il 1921 e da allora la curiosità sulla sua esistenza ha invaso la mente di esploratori e semplici appassionati, anche recentemente.

Ma forse questa è la prima volta che un team di studiosi decide di dare a questa ricerca una valenza scientifica, utilizzando le più moderne tecniche di analisi del Dna per scoprire se quella creatura è realmente qualcosa di diverso dall’umano.

“Sto sfidando e invitando i criptozoologi (esperti della ricerca di specie animali, dette criptidi, di cui si hanno solo avvistamenti e testimonianze, N.d.R.) ad esporsi con l’evidenza invece di rimproverare la scienza perché rifiuta quello che dicono” afferma Sykes, in realtà abbastanza scettico sulla questione, ma comunque deciso ad essere oggettivo, nella speranza di identificare una ventina di campioni sospetti. Tra questi si augura realmente di trovare qualche specie finora ignota.

“Sarebbe meraviglioso se uno o più di questi campioni si rivelasse una specie sconosciuta –dichiara infatti il ricercatore- forse primati, oppure addirittura ominidi”. Tali ominidi potrebbero essere uomini di Neanderthal o Denosivani, una misteriosa specie vissuta in Siberia 40 mila anni fa. “Sarebbe un ottimo risultato”, conclude Sykes.

Il programma è stato chiamato ‘Progetto Collaterale Ominidi Oxford-Lausanne’.

Roberta De Carolis

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