Isola di Pasqua: cosa si cela dietro ai Moai?

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Rapa Nui o Isola di Pasqua. Come la si chiami, quest’isola perduta in mezzo al Pacifico desta da sempre enorme interesse poiché sembra custodire uno dei più grandi misteri del mondo: le antiche teste di pietra, note come Moai.

L’isola di Pasqua si trova a 3.700 chilometri dal Cile e 4.000 da Tahiti e la sua principale caratteristica, che è anche quella che attira migliaia di visitatori che sfidano le grandi distanze, sono le teste pietrificate che svettano con il volto diretto verso l’interno dell’isola. Innumerevoli le teorie sulla loro genesi e, soprattutto, sul loro significato.

Oggi una parte importante di questo loro affascinante significato è stato svelato da un team di studiosi dell’Università di Manchester e dello University College di Londra. Pare, infatti, che alcune teste “indossino” dei copricapi di roccia rossa, del peso di diverse tonnellate, e gli studiosi, nonché gli stessi abitanti dell’isola, si arrovellano da sempre per capire come sia stato possibile mettere quegli strani cappelli sulle statue. Si ipotizza, quindi, che questi siano stati fatti rotolare da un antico vulcano, dopo essere stati scolpiti nella roccia vulcanica. Gli archeologi britannici hanno rilevato come il numero di tali cappelli cresca quanto più ci si avvicini al vulcano. Ma come sono stati issati fin sopra la testa? È questo ancora il mistero che rimane da risolvere. Sebbene un’ascia votiva, rinvenuta proprio nei pressi di uno di tali cappelli, abbia gettato dei piccoli spiragli sulla loro origine e significato.

Inoltre, mentre la fama dei Moai deriva soprattutto dalla loro enorme ed enigmatica testa, queste statue hanno in serbo molti altri segreti. Più della metà della loro dimensione risulta interrata. Corpo e mani di buona parte di queste statue risulta celata dal terreno. In particolare, tale scoperta si è avuta grazie ai Moai che costituiscono la coppia denominata Routledge, i quali celavano alcune parti nel terreno.

Colin Richards, uno dei capi della ricerca, ha spiegato alla BBC come i Moai possano aver rappresentato un’offerta antica. “I polinesiani vedevano il passaggio come una cosa vivente e pensavano che dopo aver scolpito le rocce gli spiriti vi entrassero dentro”. Insieme alla sua collega Sue Hamilton, Richards sta lavorando al progetto Rapa Nui Landscapes of Construction Project. Tale progetto, della durata di cinque anni, ha il compito, finora ancora incompleto, di trovare nuovi fili conduttori sull’origine dei misteriosi Moai.

Federica Vitale

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