I segreti del diamante blu

Hope-Diamond

È il sogno di ogni donna. Anzi, il suo miglior amico, come cantava Marilyn Monroe. E se il diamante dovesse tingersi di blu non solo le donne ne rimarrebbero affascinate. È il compito di un gruppo di scienziati, infatti, quello di esaminare la colorazione blu di una varietà di diamanti. E la concentrazione si è soffermata su Hope Diamond, il Diamante della speranza.

È in esposizione allo Smithsonian Institution's National Museum of Natural History ed attira milioni di visitatori ogni anno. Hope Diamond possiede 42.52 carati di blu intenso e lo hanno reso il più famoso diamante al mondo. Il mistero che lo avvolge circa la sua inconsueta colorazione intriga gli scienziati sin dal 17esimo secolo, quando fu scoperto in India.

Gli studi sul diamante blu potrebbero non solo far luce su alcuni secoli di leggende, ma soprattutto sul miliardo di anni della storia della Terra. "Possiede una storia naturale che va oltre la storia umana", afferma Jeffrey E. Post, geologo e curatore presso lo Smithsonian Institution. Ed è a Post e ai suoi colleghi che si deve l'ultima scoperta scientifica attorno a Hope Diamond: conterrebbe, infatti, alti livelli di boro.

Gli scienziati erano già al corrente del fatto che i diamanti blu contenessero questo elemento. Sarebbe il boro a conferirgli il caratteristico colore ed altre insolite proprietà. Hope Dimaond, per esempio, brillerebbe di sfumature arancioni e rosse se esposto alle radiazioni di luce ultravioletta. Ma sono ancora molte le domande che rimangono senza risposta. Come la loro assoluta rarità.

hope

Sono circa 78 i diamanti blu, compreso l'Hope, ad essere stati sottoposti a delle prove scientifiche grazie ad un apparato in grado di rilevare quanto boro sia contenuto in ciascuno di essi. In tale apparato, venivano sparati ioni di gallio al fine di isolare gli atomi. Tali atomi avrebbero rivelato la quantità di boro contenuto. Solo l'Hope pare contenesse un rapporto di 8 a un milione di atomi di boro. E, in alcune sue parti, ne era completamente sprovvisto. Curiosamente, alcuni diamanti con un elevato grado di boro non necessariamente erano blu.

"Abbiamo cercato di far coincidere l'intensità del colore verso la concentrazione di boro. In genere, non c'era correlazione". È quanto aggiunge Eloise Gaillou, curatrice della collezione di gemme e minerali al Museo di Los Angeles County.

Dunque, la precisazione che alcuni scienziati hanno avanzato è che ci possano essere due versioni dello stesso elemento, di cui una con un pesante isotopo ed un neutrone. Le rocce del fondale marino possiedono boro pesante in misura maggiore di quello rilevato sul manto terrestre. Questa conclusione proverebbe alcune ipotesi sull'origine del boro.

Steven B. Shirey, geochimico presso il Canergie Institution for Science di Washington, sostiene che il boro provenga da una placca oceanica che fu spinta nel posto in cui i diamanti furono ritrovati. Ma lo studio sugli isotopi di boro richiede ulteriori esperimenti e ciò incontra delle problematiche logistiche, soprattutto per quei diamanti in esposizione nelle collezioni dei musei. L'Hope Diamond, per esempio, è stato prelevato dalla sua teca nelle ore notturne, ossia quando il museo era chiuso per poi essere rimesso al suo posto il mattino seguente. E gli scienziati hanno bisogno di giorni, non di ore per effettuare i propri esperimenti.

Un sogno, dunque, non solo femminile. Una folta schiera di scienziati, infatti, è impaziente di rispondere al perché del colore blu dell'Hope Diamond.

Federica Vitale

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