Ufo: forse gli alieni ci ascoltano

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Se ne parlava già in 'Contact', un film del 1997 diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Jodie Foster, nel quale si descriveva un possibile primo contatto tra umani e alieni e alcune delle implicazioni etiche e religiose che questo avrebbe comportato.

L’interrogativo che l’uomo si pone spesso davanti l’infinito dell’universo è se sia solo o meno. Ogni mezzo è stato usato per cercare quel contatto che libri e film hanno descritto e, osservando la nostra galassia, non si può fare a meno di essere avvolti da quel dubbio di solitudine.

Oggi si stanno mettendo a punto nuove sofisticate attrezzature per rilevare ‘suoni’ provenienti dallo spazio. Sempre che, per dirla con le parole dell’astrofisico Stephen Hawking, ‘essi’ vogliano farci sapere della loro presenza.

Tuttavia, grazie alle tecnologie di cui oggi disponiamo, è possibile intercettare qualsiasi forma di vita che sia ad almeno una dozzina di anni luce dalla Terra. Nel 1971, alcuni astronomi del Seti (Search for Extraterrestrial Intelligence), si adoperarono per rilevare grazie a dei sofisticati radar qualsiasi segnale proveniente da civiltà extraterrestri. Gli scienziati e gli ingegneri che collaborarono al progetto ricoprirono di antenne un’area di circa 10 chilometri. La zona venne denominata ‘Project Cyclops’, ma il progetto costò troppo alla Nasa che lo sospese nel giro di pochi anni.

Il dilemma che oggi si presenta agli scienziati è che il mondo delle comunicazioni si sta sviluppando sempre più debolmente e il tentativo di individuare forme di vita extraterrestri diventa per questo più difficile. Ci dovremmo aspettare che siano proprio gli alieni a mettersi in contatto con noi? Duncan Forgan, dell’Università di Edimburgo, e Robert Nichol, dell’Istituto di Cosmologia e Gravitazione di Portsmouth, sostengono che il tentativo avviato dal Seti, oltre ad essere molto dispendioso, ha anche poche possibilità di riuscita.

Per questo motivo i due ricercatori hanno approntato una serie di simulazioni su alcuni ipotetici pianeti che avrebbero ospitato alcune civiltà, in periodi diversi della storia della nostra galassia. I risultati ai quali si è giunti non sono sempre attendibili, ma una delle simulazioni più realistiche sostiene che una civiltà propagherebbe radiazioni nello spazio solo per 100 anni. Ecco allora che le possibilità di contatto precipiterebbero.

Al momento, ci si avvale dell’Allen Telescope Array (Ata) per individuare segnali provenienti da almeno 250.000 stelle. Nell’attesa, si spera che gli alieni possano sospettare che forme di vita intelligente vivano sulla Terra e che, magari, possano loro per primi mettersi in contatto con noi. Non ci resta che… ascoltare!

Federica Vitale

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