Addio sepoltura e cremazione: dopo la morte diventeremo compost con Urban Death Project

morte compost

A Seattle, un gruppo no profit vuole ottenere un singolare primato: passare alla storia per aver offerto un servizio di “compostaggio umano”. Il caro estinto verrebbe convertito in un nutriente fertilizzante, da utilizzare per far crescere in ottima salute alberi, piante e cibo. Il progetto è rimbalzato sulle pagine di cronaca con il nome di “Urban Death Project”.

IL CONCEPT – Alle spalle, un’architetto di Seattle, Katrina Spade, che già ci pensava dal 2011. Secondo lei, il compost è una validissima alternativa alla sepoltura e alla cremazione.

Le alternative che abbiamo oggi per gestire i nostri defunti non contemplano un punto di vista ambientale”, spiega Spade, che spera in una concretizzazione del suo progetto nel giro di 3 anni. Il problema sono normative e regole che non consentono di passare subito all’azione.

AVANZAMENTO DEL PROGETTO - Sul fronte design il progetto progredisce, per i finanziamenti si è scelto il fundraising e occorre trovare un luogo su cui edificare la sede dell’Urban Death Project, che sarebbe quindi una vera fabbrica.Sicuramente occorre un’autorizzazione da parte del Washington state Department of Licensing per aprire una “funeral home”, poi vanno valutate restrizioni di varia natura. Ad esempio, le aziende di compostaggio devono essere al di fuori delle zone abitate.Ma prima di tutto, il gruppo di lavoro dovrebbe portare ad un cambio sostanziale delle leggi, che prevedono solo le alternative tradizionali che tutti conosciamo: dopo la morte possiamo essere sepolti, cremati, donati alla scienza o trasferiti in altro Stato. Se non altro, la legislazione andrebbe cambiata nello Stato Usa in cui l’azienda avrebbe sede. COME FUNZIONA – Nel dettaglio, ci sarebbe uno spazio visitatori nella struttura, mentre i corpi verrebbero tenuti in un refrigeratore per 10 giorni al massimo. Nessun trattamento, visto che l’obiettivo è la decomposizione. Dopo una cerimonia – religiosa o meno – amici e parenti potranno aiutare ad inserire il corpo nel cosiddetto “core”. Dopo varie settimane il corpo diventa una iarda cubica di compost, abbastanza per piantare un albero o realizzare un’aiuola. Il compost può anche essere preso dalle famiglie, o lasciato come donazione all’Urban Death Project.

Anna Tita Gallo

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