Rosetta e Philae: un selfie con la cometa

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Ha toccato il suolo, dopo un viaggio durato dieci anni e un atterraggio di 7 ore. Il lander Philae della sonda Rosetta il 12 novembre, come stabilito, è giunto a destinazione. Un'impresa storica, la prima volta che un veicolo umano mette piede su una cometa, non senza difficoltà. Ma ecco le prime immagini inviate.

Dopo la soddisfazione iniziale, l'Agenzia spaziale europea si è messa al lavoro. Perché l'atterraggio era solo l'inizio della missione del veicolo spaziale, grande quanto un frigorifero. Al momento le notizie non sono buone. Spiega l'Inaf che Philae è sì atterrato con successo ma non si è ancora arpionato al suolo e i suoi pannelli solari non sono ancora orientati correttamente. Ciò significa che il veicolo avrà una limitata autonomia. E, come se non bastasse, si trova sul ciglio di un cratere.

Sembra un bollettino di guerra ma la missione non si preannunciava di certo facile. In compenso, il lander di Rosetta funziona perfettamente.

Durante i controlli finali sullo stato di salute del modulo prima della separazione dalla sonda Rosetta, era stato rilevato un problema ad un piccolo propulsore sulla parte superiore, progettato per contrastare il ritrarsi degli arpioni per spingere il modulo di atterraggio in basso sulla superficie.

Non poche le sorprese che il lander ha trovato sulla cometa. A cominciare dalla sua difficile superficie, ancora più rocciosa del previsto. Chi fino all'ultimo sperava in un atterraggio soft ha dovuto ricredersi. Il lander è rimbalzato più volte sulla superficie di 67P. Come già aveva ironizzato il lander manager Stephan Ulamec, ieri non siamo semplicemente atterrati, per la prima volta nella storia, su una cometa: vi siamo atterrati due volte.

Per fortuna, il lungo rimbalzo non ha danneggiato Philae, che però è volato lontano dal luogo d'atterraggio programmato, il “sito J” rinominato poi Agilkia. Non si conosce ancora l'esatta posizione ma sembra che il dispositivo si sia fermato sul ciglio di un cratere.

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Intanto il veicolo ha iniziato ad inviare le prime immagini alla Terra, scattandosi anche un selfie. Fuori posto, forse in difficoltà, a milioni di km da casa ma Philae sta scrivendo la storia, andando a curiosare tra le rocce che potrebbero nascondere i segreti sulle origini del nostro sistema solare.

Francesca Mancuso

Foto: Esa

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