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Lo Space Shuttle della Nasa, in occasione del suo ultimo lancio avvenuto l'8 luglio 2011, avrebbe generato il giorno dopo sull'Artico alcune nubi polari, luminose più del solito e localizzabili nella mesosfera. A causarle, il pennacchio della navicella.

A sostenere tale ipotesi è Michael Stevens del Naval Research Laboratory che, insieme al suo team, avrebbe individuato tali nubi chiamate dai tecnici PMC. Ora l'obiettivo è comprendere come avvenga il trasporto di gas di scarico a quote che sfiorano i 100 chilometri. Il fine sarà quello di migliorare i modelli di propagazione del segnale e migliorare le comunicazioni.

Si pensi che, durante il lancio, le navette spaziali immettono 350 tonnellate di vapore provenienti dai motori principali. Tutti localizzabili tra i 100 e i 115 chilometri di altitudine al largo della costa orientale degli Stati Uniti. Gli studi effettuati di recente, e soprattutto alla luce dei dati preoccupanti di questa estate che vedono i ghiacci polari sciogliersi rapidamente, dimostrano che questi vapori possono provocare picchi di nubi ad un'altitudine di 83 chilometri. Sarebbe questo il segnale d'allarme dei cambiamenti climatici.

I ricercatori starebbero quindi riesaminando i modelli sui venti globali nella termosfera inferiore. I venti che trasportavano tali nubi viaggiano a velocità superiori rispetto ai modelli standard finora noti. Le osservazioni dimostrano come le nubi generate dal pennacchio della navicella e la formazione di PMC siano più luminose del 99 per cento rispetto alle altre. Le particelle di ghiaccio si troverebbero ad altitudini elevate, smentendo quanto assunto finora dai modelli convenzionali.

Lo studio, pubblicato su Journal of Geophysical Research Atmospheres, darà la possibilità ai ricercatori di differenziare le nubi naturali da quelle causate da attività di derivazione umana.

Federica Vitale

Titolo: Space Shuttle: il suo ultimo volo all'origine delle nubi artiche

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